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Capanna Trebbiani: cinque condanne PDF Stampa E-mail
Il Messaggero
Venerdì 31 Ottobre 2014 16:07

Rieti, ricostruzione della capanna Trebbiani: cinque condanne
RIETI - Cinque condanne per abuso d'ufficio e violazione delle norme edilizie, in riferimento alla ricostruzione della capanna Trebbiani al Terminillo ritenuta difforme dal permesso per costruire rilasciato dal Comune, sono state inflitte dai giudici ad altrettanti imputati: un anno e sei mesi all'ex assessore all'Urbanistica Marzio Leoncini, un anno e tre mesi all'architetto Sandro Rossi nella sua veste di direttore dei lavori e pene anche per i tre tecnici che, a vario titolo, si occuparono della pratica edilizia. All'ex dirigente dell'Urbanistica Manuela Rinaldi e al geometra Sandro Vagni, il collegio ha inflitto un anno di reclusione e, a sorpresa, ha condannato a otto mesi anche il geometra Roberto Carlucci, l'unico imputato per il quale il pubblico ministero Lorenzo Francia aveva chiesto l'assoluzione ritenendo la sua posizione marginale e comunque estranea alle accuse. Il tribunale presieduto da Tommaso Martucci, a latere Enrica Cioccia e Ilaria Auricchio, ha disposto anche il dissequestro e la restituzione all'Impretekna dell'edificio sequestrato perchè proceda alla demolizione e al ripristino dei luoghi.
Tra novanta giorni si conosceranno le motivazioni di una sentenza che era molto attesa, contro la quale il collegio difensivo (Roberto Borgogno, Attilio Ferri, Andrea Santarelli e Riziero Angeletti) ha già preannunciato appello. Nella sua replica, il pubblico ministero Lorenzo Francia è tornato a insistere sulla natura dell'intervento edilizio definito «illegittimo in quanto ha previsto la realizzazione di appartamenti a scopo residenziale anzichè la ricostruzione fedele dell'edificio che aveva una destinazione turistica». L'accusa ha sollevato ombre sull'operazione che portò l'Impretekna ad acquistare dai Beni Civici di Vazia il terreno dove sorgeva la baita, distrutta da un incendio alla fine degli anni 60, ricordando che due membri del consiglio acquistarono da Leoncini altrettanti appartamenti. Ma un'inchiesta della stessa procura, che aveva indagato per corruzione l'ex assessore e gli amministratori, si era conclusa con l'archiviazione: risultò che gli alloggi erano stati pagati secondo i prezzi di mercato e anche i riscontri bancari effettuati sui vari conti correnti avevano confermato la regolarità dell'atto. Ma il dottor Francia ha richiamato l'indagine per infondere nel tribunale il sospetto che la vendita fu il primo atto di un piano che, due anni dopo, si sarebbe concluso con il rilascio, da parte della Rinaldi, del permesso per costruire all'Impretekna nel momento in cui Leoncini era diventato assessore all'Urbanistica.
Invano, l'avvocato Borgogno ha ricordato che a imprimere una prima svolta positiva alla richiesta dell'ex assessore nel 2007, quando ancora rivestiva la delega dello Sport, era stato l'ex dirigente Claudio Broggi rilasciando un preavviso di parere favorevole fatto firmare a tutti i tecnici. Sottoscrizione che Broggi, in udienza, ha definito «non conforme al mio modo di firmare» pur senza denunciarne apertamente la falsità. La Rinaldi, ha sostenuto il difensore, una volta succeduta a Broggi, non rilasciò subito l'autorizzazione ma pretese dall'Impretekna il nullaosta della Regione. E, del resto, rispettò una prassi consolidata che aveva visto il Comune rilasciare permessi per ricostruire edifici dei quali poteva essere dimostrata la preesistenza con foto d'epoca e rilievi tecnici, procedura che anche la Cassazione ha ritenuto legittima.
di Massimo Cavoli