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Nodi irrisolti PDF Stampa E-mail
Il Messaggero
Giovedì 15 Ottobre 2015 06:36

Rieti, «Stazione Montana» in aula con nodi irrisolti
RIETI - Terminillo Stazione Montana, discussione «al buio» oggi in consiglio comunale: dalla Provincia altri particolari sull'incontro di lunedì con i valutatori della Regione non sono trapelati - siamo a «posizioni che restano molto lontane» - perciò ai consiglieri più attenti non resta che sfogliare le otto pagine della relazione tecnica con la quale l'Area Sistemi Naturali della Regione Lazio il 13 luglio scorso ha espresso «parere non favorevole» sugli interventi in progetto. Un giudizio formato peraltro anche sulla base dello studio di incidenza presentato a corredo del progetto Terminillo Stazione Montana, i cui estensori per primi indicavano i limiti degli interventi progettati. Vale la pena poi partire da un assunto base, fin qui sepolto sotto la cortina fumogena della politica, e cioè che gran parte degli interventi programmati nel progetto (16 nuovi impianti di risalita, 42 km di piste, 3 bacini di raccolta a servizio degli impianti di innevamento artificiali, presidi paravalanghe, 11 rifugi e 4 centri visite) risultano ubicati all'interno di siti di importanza comunitaria (Monte Terminillo e Bosco Vallonina) e della zona di protezione speciale (Monti Reatini). Siti sottoposti alla tutela della direttiva europea Habitat e di Rete europea Natura 2000. Per effetto della tutela riconosciuta a flora e fauna (compresi lupi e orsi) quello che è emerso è che «l'entità, l'estensione superficiale e le modalità realizzative degli interventi non sono compatibili con la tutela degli habitat e delle specie di interesse comunitario». Il progetto infatti così come congegnato «comporterà sottrazione permanente di superfici caratterizzate dalla presenza di habitat di interesse comunitario e che non vengono proposte soluzioni alternative, ma solo misure di compensazione valutabili a posteriori».
Per questo, la Regione, applicando il principio di precauzione, ha ritenuto di dover assicurare all'ambiente «un alto livello di protezione», negando il parere favorevole al progetto. Parliamo di un «no» che, da solo, non basta a bocciare Tsm, ma che rappresenta una componente essenziale dell'ultimo, decisivo parere che ancora manca e che è la «Via», la valutazione di impatto ambientale.
LA POLITICA
Di fronte a questa evidenza molto tecnica, il fronte politico, fin qui assai trasversale, si è diviso. Da destra Paolo Trancassini dice che la colpa è del centro sinistra, che aveva «garantito» per l'approvazione in Regione del progetto salvo ritrovarsi nel cul de sac della «vinca» negativa. Da sinistra, in maniera netta, Giacomo Marchioni, altri in maniera più sfumata dicono che invece la colpa è di chi ha fatto di Tsm una bandiera, sorvolando su un gigantesco impatto ambientale che mai avrebbe potuto superare il giudizio tecnico della Regione. C'è da dire che tanto nel centro destra quanto nel centro sinistra le posizioni rispetto a Tsm sono assai sfumate. Lo stesso Trancassini fin qui ha più o meno ballato da solo. Perciò oggi in consiglio sarà interessante vedere chi c'è e chi no a difendere il progetto com'è. A parte lui, che da Leonessa tuona: «Ora rispetto al progetto possiamo solo presentare soluzioni diverse, tagliare ancora ciò che abbiamo già tagliato e ricominciare, in nome di un orso che a Leonessa non c'è nemmeno nelle favole dei bambini. Ma chi ha ironizzato sul folklore di Leonessa e ci ha promesso l'approvazione del progetto entro dicembre ora ci deve chiedere scusa». Ogni riferimento al Pd è puramente vero.

di Alessandra Lancia