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Rilancio del Terminillo, NO PDF Stampa E-mail
Rieti in Vetrina
Martedì 12 Gennaio 2016 07:38

Rilancio del Terminillo, il piano di interventi mostra tutta la sua insostenibilità
Ormai da anni, in tutta Italia il comparto dello sci invernale è in crisi, dal nord al sud.
In Appennino, nell’ultimo periodo 8 dicembre – 10 gennaio, non c’è stata neve e si sciava a stento in pochissime località grazie all’innevamento artificiale che, peraltro, sta accentuando la crisi idrica in atto proprio per la carenza di precipitazioni nevose. In Abruzzo come nel Lazio, aumentano infatti i centri abitati dove l’acqua viene razionata durante i periodi di magra; tra questi c’è anche Leonessa
(http://www.leonessa.org/2011/varie/chiusura_acqua.pdf), che già da un po’ ha cominciato a fare i conti con l’emergenza idrica proprio in quei periodi dell’anno (novembre-dicembre) in cui si vorrebbe ricorrere all’innevamento artificiale per dimostrare la sostenibilità economica del Piano di interventi Terminillo Stazione Montana (TSM).
Durante questo inverno di siccità, oltre alla neve, purtroppo è mancata anche la temperatura, indispensabile per sparare la neve con i cannoni. Se poi consideriamo che il costo può arrivare anche a superare i 5 euro per metro cubo di neve prodotta e che per innevare una pista di medie dimensioni ce ne vogliono migliaia di metri cubi, è difficile difendere la sostenibilità economica e ambientale del progetto.
Nel frattempo le sei stazioni laziali (0% di impianti aperti), Terminillo, Livata, Cittareale, Leonessa, Campo Staffi e Campocatino, si riuniranno nei Piani di Arcinazzo per chiedere alla Regione Lazio il riconoscimento della calamità naturale per mancanza di neve e contributi che dovrebbero portarle al livello di quelle abruzzesi le quali, si dice, avrebbero “fatto il pienone” durante le feste.
Ma basta navigare sui siti web delle stazioni sciistiche per capire che siamo in una situazione assolutamente desolante per tutto lo sci di discesa: Pescasseroli, Campo di Giove, Scanno, Passo Godi e Cappadocia-M.Rotondo chiuse, Roccaraso-Aremogna aperte 35 piste su 66, Campo Felice e Ovindoli aperte 7 piste su 21, Campo Imperatore aperti solo 3 chilometri di piste su 24 disponibili; e anche in Abruzzo ci si appresta a chiedere l’intervento “risanatore” del denaro pubblico pur in presenza di vasti e sviluppati sistemi di innevamento artificiale o programmato che dir si voglia! (http://ilcentro.gelocal.it/regione/2016/01/10/news/l-abruzzo-della-neve-ora-e-col-fiato-sospeso-1.12752497?ref=hfqapeer-1).
In verità, in Abruzzo come in quelle località alpine dove si è investito su un’offerta turistica differenziata e attenta alle qualità naturali dei luoghi, ciò che ha sorretto l’economia locale sono stati pacchetti per la famiglia di poche notti in alberghi, rifugi e ristoranti che proponevano, oltre a qualche ora di sci, diverse attività ricreative, di svago e volte al benessere, esattamente quello che manca al Terminillo e su cui si rimandano ancora gli investimenti sia pubblici che privati. Pescasseroli, che di neve quest’anno non ha visto l’ombra, ha fatto il pienone di turisti che da sempre la scelgono per le tante attività programmate tra cui spiccano quelle legate all’ecoturismo. I giovani inoltre, per il periodo natalizio, hanno scelto la montagna laddove gli operatori hanno organizzato eventi, concerti e iniziative aggreganti.
Prevediamo che a breve la politica dovrà rendere conto ai cittadini del perché si sia ricorso a sussidi per investimenti prevedibilmente sbagliati nel settore dello sci, quando ci sono tanti altri settori economici in crisi; per di più distogliendo fondi regionali al capitolo dei trasporti, che sappiamo quanto soffra e che impatto abbia sull’economia del territorio.
I sussidi hanno un senso per attività economiche valide, non per scelte palesemente errate; come le osservazioni presentate dalle associazioni scriventi hanno dimostrato, il Piano di interventi TSM della Provincia di Rieti, anche se verrà “alleggerito” di qualche impianto, non solo inciderà pesantemente sulle risorse ambientali, ma è basato su un quadro economico del tutto irrealistico che prevede – in un contesto di contrazione generalizzata della domanda e della offerta sciistica – di moltiplicare per 20 le presenze degli anni passati.
Queste scelte sono immorali perché alle nuove generazioni lasceremo una natura impoverita, ulteriori debiti e un paesaggio distrutto per sempre!
E’ invece necessario andare verso strategie alternative di medio e lungo termine che diminuiscano il peso dell’attività sciistica in termini di investimenti, quindi fare il contrario di quello che si propone il Piano TSM, ovvero limitare gli interventi all’adeguamento degli impianti attivi e al ripristino dei pochi su aree già compromesse.
Impieghi alternativi per le risorse economiche messe a disposizione dalla Regione possono essere tanti: dalla istituzione del Parco del Terminillo alla valorizzazione della piscina con un centro benessere polivalente a servizio anche degli albergatori (con una scuola di chef collegata all’Istituto Alberghiero), dal miglioramento della sentieristica alla riqualificazione di strutture ricettive sia alberghiere che extralberghiere, dalla diversificazione della offerta turistica con attività compatibili alla promozione di produzioni locali, alla programmazione di eventi nei week end e nei periodi di vacanze in modo da intercettare quel turismo montano che oggi sceglie località più dinamiche e intraprendenti (località multiskin con molteplicità di opzioni e orari), in grado di promuovere nuovi prodotti leisure, di differenziare e ampliare l’offerta con il giusto rapporto qualità – prezzo, ben oltre lo ski.
Nota di CAI Lazio, WWF Lazio, Altura Lazio, LIPU Lazio, Mountain Wilderness Lazio, European Consumers, Forum Salviamo il Paesaggio Rieti e Provincia, Inachis Rieti, Italia Nostra Rieti, Post Tribù, Rieti Virtuosa, Salviamo l’Orso.