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Stazioni sciistiche in crisi PDF Stampa E-mail
Corriere della Sera
Mercoledì 13 Gennaio 2016 18:25

Non nevica, stazioni sciistiche in crisi. I gestori: serve la neve programmata
Dal Terminillo a Monte Livata fino in Ciociaria si invoca lo stato di calamità naturale. Piste chiuse: nemmeno un giorno d’attività
La neve non si vede e ora è crisi nera nelle stazioni sciistiche del Lazio, dove a metà gennaio la stagione invernale è ancora al palo. Dal Terminillo a Monte Livata fino in Ciociaria, infatti, non si scia: il sessanta per cento del fatturato è già svanito. Così adesso si invoca lo stato di calamità naturale e si punta a realizzare, o completare, gli impianti per l’innevamento programmato. Mai sulle piste
Le piste da sci, finora, sono rimaste sempre chiuse: nemmeno un giorno di attività (in Abruzzo, viceversa, si lavora già da un mese e mezzo), con gli impianti di risalita fermi pure tra le feste di Natale e Capodanno. Le due nevicate all’inizio dell’ anno (la prima c’era stata lo scorso 20 novembre) non hanno permesso di aprire il «circo bianco». Niente da fare. Un dicembre quasi primaverile e le prime due settimane di gennaio senza consistenti precipitazioni nevose stanno gettando nello sconforto i gestori delle piste da sci. Che ora invitano la Regione (per il Terminillo,in provincia di Rieti, ha già stanziato 19 milioni) a intervenire subito, allo scopo di rilanciare le montagne del Lazio.
«La soluzione? I cannoni sparaneve»
Dal Terminillo a Monte Livata (la montagna di Roma Capitale), da Campo Staffi e Campocatino è tutto bloccato e si temono pesanti conseguenze nei rispettivi comprensori. Secondo uno studio, a ogni addetto ai campi da sci corrispondono cinquanta occupati nell’indotto. Gestori, sindaci e operatori turistici (tra i presenti anche rappresentanti della stazione di Campo Felice, vicino all’Aquila) hanno affrontato la difficile situazione in un incontro all’Hotel San Giorgio, agli Altipiani di Arcinazzo (tra le province di Roma e Frosinone), dove sono state definite diverse richieste da presentare al governatore del Lazio Nicola Zingaretti. Tra queste, oltre al sostegno finanziario per dotarsi di cannoni «sparaneve» e allungare così la stagione turistica,oggi troppo corta, c’è la proposta d’istituire alla Regione un ufficio dedicato allo sviluppo delle montagne laziali.
Il grido d’allarme
Il grido d’allarme si diffonde, in alta quota, in tutto il Lazio. «Così – ha detto Fabio Orlandi, direttore tecnico del Consorzio Smile ( Leonessa, Cantalice e Micigliano, nel Reatino) – ci sono grosse difficoltà. Per questo chiediamo un vero progetto di sviluppo socio-economico delle stazioni sciistiche. La Regione istituisca subito un tavolo di confronto con i gestori degli impianti e i sindaci dei comuni interessati». L’innevamento programmato è diventata una priorità di tutti e una soluzione caldeggiata anche in Ciociaria, a Campo Staffi e a Campocatino (dove per completare l’impianto servono circa quattrocentomila euro). «Ci aspettiamo - ha aggiunto Stefano Magliocchetti, direttore della stazione di Campocatino – più sostegno dalle istituzioni. Le località sciistiche fanno da traino alla crescita economica di interi comprensori. La sfida per il futuro - ha concluso - è nei cannoni sparaneve».
di Antonio Mariozzi