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Terminillo "dimenticato" PDF Stampa E-mail
Il Corriere di Rieti
Martedì 02 Maggio 2017 06:53

Terminillo "dimenticato" dai turisti per il ponte del Primo Maggio
Le auto si contavano sulle dita di una mano, idem per le presenze. E’ lo scenario desolante di domenica al monte Terminillo, giorno di festa che ne precedeva un altro, quello di lunedi primo maggio, con un pallido ma comunque gradevole sole che ha accompagnato la giornata. Vorremmo smettere di raccontare la profonda crisi del Terminillo, oramai storica, che puntualmente conta poche presenze nei giorni di festa (a parte il turismo “mordi e fuggi” dei locali) e soprattutto smettere di ascoltare le lamentele (sacrosante) dei titolari di strutture ricettive che non ce la fanno più a vedere la montagna che tanto amano e dal potenziale elevato, semideserta, priva di servizi e quindi anche di turisti. Da Pian De’ Rosce (1000 mt) fino al rifugio Sebastiani, quota 1800 metri, non si sono incontrate più di dieci auto. “Nella giornata di sabato – dice piuttosto scoraggiata la titolare del bar “da Heidi” in prossimità del giro dell’anello, zona Campoforogna – sono entrate quattro persone. Era una bellissima giornata ma, nonostante ciò, non c’era nessuno – ci aspettavamo più presenze, visto l’inizio di un lungo ponte con il primo maggio incluso, e invece è stata una giornata interminabile, noiosa e non si è visto nessuno. Nell’arco dell’intera giornata lavorativa sono entrate solamente quattro persone, le ho contate. Non si può andare avanti così”. Questa è soltanto una testimonianza, l’ennesima conferma della crisi che attanaglia il monte Terminillo per il quale sarebbe ora di smettere di parlare e cominciare invece ad agire partendo innanzitutto con il recuperare ciò che è abbandonato. La pagina probabilmente più squallida e triste è quella relativa a ciò che c’è introno ad una montagna meravigliosa, che regala scenari mozzafiato e che non hanno nulla da invidiare a innumerevoli aree del nord Italia. E’ davvero desolante infatti fare un giro in auto o passeggiare, guardarsi intorno e scoprire che ci sono tante (troppe) strutture, e di vario genere, abbandonate da anni. Ma la speranza che qualcosa cambi e che il Terminillo non viva solo ed esclusivamente del turismo “mordi e fuggi”, quello di una giornata, composto prevalentemente da reatini, ternani o romani, e soprattutto che non si concentri solamente in estate visto che è una montagna che può essere ampiamente sfruttata nel corso delle quattro stagioni, continua a restare viva.