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LA SCIOVIA DI CAMPO TOGO 1953 PDF Stampa E-mail
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Domenica 11 Novembre 2018 09:07

LA SCIOVIA DI CAMPO TOGO 1953
La Sciovia di “Campo Togo” nella prima versione era strutturalmente molto simile alla Sciovia delle Carbonaie per quanto riguarda i sostegni di linea (o cavalletti) in legno di castagno e per i traini degli sciatori del tipo a “T rovesciata”. La stazione inferiore, a quota 1.630, non ha mai avuto una copertura nei vari ammodernamenti e il motore elettrico era protetto da una cofanatura metallica. Una piccola cabina in legno conteneva il banco di manovra e la biglietteria.

La lunghezza di 300 m arrivava solamente al limite superiore del bosco (1.720 m), la capacità di trasporto teorica era di 500 persone all’ora, ma essendo una Sciovia prevalentemente per principianti, quella effettiva risultava inferiore a causa delle cadute in fase di avvio e di quelle in linea durante la salita. Quasi alla metà del percorso una “garitta”, anch’essa in legno, era presidiata da un addetto alla piazzola di sgancio per i principianti.
Questa fermata intermedia, dove la discesa era più facile permetteva alle scuole di Sci di insegnare i primi passi soprattutto ai bambini. La “garitta” veniva chiamata dagli operai “gabbiotto” come se fosse una gabbia, una punizione per chi era comandato a starci. Certo era un incarico noioso e in più soggetto a ironie e scherzi da parte dei colleghi che telefonavano al poveretto di turno accusandolo di dormire o di essere ubriaco. Con l’atmosfera di allegria che aleggiava sempre intorno a questo impianto, anche molte persone a piedi sostavano nei pressi della partenza sbellicandosi dalle risate per le scene comiche che accadevano sovente nel vedere i capitomboli dei principianti in partenza. Gli addetti all’impianto, Maurizi Peppe, detto Sant’Andrea, alla manovra e quello al rinvio, Alpino Gianni, avevano un bel da fare per limitare il numero delle fermate causate dai “cannibali”. Sui due dipendenti circolava a quei tempi un divertente “duetto” interlocutorio. Nella Sciovia erano installati due telefoni da campo regalati alla Società Funivia dagli Alleati della “Mountain School”, telefoni che attivavano la chiamata girando una manovella. Iniziato il lavoro alle otto del mattino, Peppe telefonava ad Alpino per avere l’ok a muovere l’impianto. Ma i telefoni non funzionavano e allora continuavano a dire PRONTO reciprocamente, con l’eco ridondante nell’etere, fino a quando si resero conto di sentirsi chiaramente “alla voce” ed allora uno disse all’altro: “non ti sento!” e l’altro rispose: “neanche io” e quel giorno continuarono a parole lo stesso senza telefono.
La famiglia Maurizi di Lisciano ma terminillese fin dai primi anni con Luigi che fu il custode di quasi tutte le ville a valle di Pian de Valli, è stata molto presente nelle fila della Società Funivia. Gino detto “Snick”, secondo genito dopo Peppe detto “Sant’Andrea”, è cresciuto sugli impianti a fune della stazione turistica fino a diventare alla fine degli anni ‘60 capo servizio in sostituzione di Gioacchino Pensabene andato in pensione per limiti di età.
Il 25 Dicembre 1960 entrava in funzione la nuova versione allungata di questa Sciovia con arrivo a quota 1.788,523 m.
Non fu più ricostruita ma al suo posto oggi c’è un “tapis roulant” di 150 m installato nel 2006.
Di: Giuliano Rossi e Franco Ferriani