Terminillo, il CAI di Rieti contro lo sviluppo della stazione reatina va in vacanza in Trentino
Scontro aperto tra associazione ambientaliste e operatori economici.
CAI Gruppo Regionale Lazio, WWF Lazio, FederTrek – Escursionismo Ambiente, European Consumers, Italia Nostra – Sabina e Reatino, Mountain Wilderness Lazio, Salviamo il Paesaggio – Rieti e Provincia, Postribù, Inachis sez. Gabriele Casciani Rieti, Altura Lazio, Salviamo l’Orso.
Questo l’elenco delle associazioni promotrici delle osservazioni al progetto di sviluppo e rilancio della stazione turistica reatina. L’avvio, lo scorso 24 gennaio, della Valutazione di Impatto Ambientale ha, infatti, riaperto i termini di 60 giorni durante i quali è possbile depositare presso la Regione Lazio le osservazioni al procedimento.
Da sempre contrari allo sviluppo del comprensorio sciistico terminillese, le organizzazioni ambientaliste ribadiscono il loro “NO” presentando le loro critiche al progetto Terminillo Stazione Montana (TSM 2) che prevede il ripristino, l’ammodernamento e l’ampliamento degli impianti sciistici.

Fin qui tutto legittimo se non fosse in palese contraddizione con l’organizzazione da parte del CAI di una settimana di villeggiatura in una nota località trentina andata in scena lo scorso febbraio.
Fonte: http://www.cairieti.it/cairieti/images/pdf/eventi/2020/Avviso%20settimana%20bianca%202020.pdf
“Ci saremmo aspettati la frequentazione dei loro rifugi, pernottamenti condividendo camerate e magari cibi cucinati in autonomia, in linea con il loro concetto di sostenibilità, risparmio energetico e spreco ridotto al minimo” – si legge sui social – “e invece Hotel a 4 stelle, palestra, piscina, vasca idromassaggio, SPA. Per proseguire con sci da fondo sulle piste del centro fondo di Vermiglio, sci da discesa sulle piste del comprensorio di Ponte di Legno e Tonale, dove l’innevamento programmato è all’ordine del giorno.”
Trapela una dimostazione di poca coerenza da parte degli esponenti dell’associazione reatina che, dopo le azioni intraprese negli ultimi anni, che hanno portato ad una nuova stesura ridimensionata del progetto in linea con le normative in vigore ed in accordo con gli organi regionali, nonostante le modifiche attuate, ritiene che il progetto mostri punti di debolezza e criticità. Il tutto senza apportare alcun beneficio allo sviluppo.
“Il ripristino e l’ammodernamento di buona parte dei vecchi impianti, inoltre, rappresenterebbe una reale bonifica del territorio ormai indecentemente invasa da “ferri vecchi” inutilizzati” – dichiarano i tanti sostenitori dello sviluppo – “come avviene su tutto il territorio nazionale comprese le regioni a noi vicine come l’Abruzzo”.
L’ultima parola spetterà della Regione Lazio che delibererà, nei prossimi mesi, decidendo per il rilancio o l’affossamento della stazione tustica reatina.