Rieti, «Tsm: i falsi argomenti usati dal fronte del no»
Taglio degli alberi per fare spazio all’installazione dei nuovi impianti e utilizzo delle risorse idriche per l’innevamento artificiale. Sono due dei maggiori nodi critici sui quali, in questi mesi, si articola la battaglia del Tsm tra i sostenitori del sì e gli ambientalisti.
Taglio alberi
«Con il taglio di 17 ettari di faggi secolari si andranno irrimediabilmente a compromettere gli obiettivi di conservazione del Sic del “Bosco della Vallonina”, esponendo l’Italia a una procedura d’infrazione europea che comporterebbe milioni di euro di multa», attaccano gli ambientalisti.

«Il taglio di alcuni faggi è già in atto in un cantiere boschivo per l’avviamento ad altro fusto nella zona Arca-Micigliano - ribatte a Il Messaggero il direttore della scuola sci del Terminillo, Simone Munalli – Quella in atto a Micigliano è un’operazione a norma di legge, dotata di tutte le autorizzazioni, che si sta svolgendo in una delle aree interessate dal Tsm. Non voglio attaccare chi lavora onestamente, ma soltanto far osservare agli ambientalisti che, se operazioni del genere vengono regolarmente autorizzate, perché non si può invece tagliare solo quello che serve all’installazione dei nuovi impianti? I faggi non sono piante protette e il taglio che verrà effettuato per il Tsm è molto meno di quello che si sta facendo per il cantiere di Micigliano. Nella Vallonina sono stati già tagliati degli alberi in passato, ma non mi sembra che gli ambientalisti si siano incatenati per questo».
L'innevamento
Rieti e l’acqua sono un binomio inscindibile. E per gli ambientalisti «i sistemi di innevamento artificiale richiederanno ingenti quantitativi di acqua, creando problemi di ricarica delle falde già sottoposte a stress idrico per la crisi climatica in atto». «Da fine marzo a fine novembre, i bacini idrici vengono riempiti con l’acqua piovana e quando si scioglie, dalla neve – replica Munalli – Per il Tsm sono previsti due bacini da 50 metri cubi d’acqua l’uno e quello oggi esistente usa l’acqua piovana e, quando serve, l’acqua dell’acquedotto che la società gestrice degli impianti paga ad Aps. Nel Tsm, soprattutto per il bacino di Micigliano, oltre all’acqua piovana viene previsto, ma solo in caso di necessità, l’uso dell’acqua di Fonte Murata, che sgorga in maniera naturale. Per fare un esempio, l’acqua del Monte Nuria destinata a Roma proviene dallo scioglimento della neve: ecco perché non c’è bisogno di avere paura dell’uso delle riserve idriche, nel caso servisse di utilizzare l’innevamento artificiale».
La stoccata
Durante la giunta Petrangeli - che approvò in consiglio comunale la prima versione del Tsm, poi privata nel 2015 del parere favorevole della Regione - Munalli ne fu il consigliere comunale con delega al Terminillo. Confrontando le decisioni dell’amministrazione dell’epoca con le attuali posizioni di coloro che, come l’ex presidente del consiglio comunale Gian Piero Marroni - che a Il Messaggero ha dichiarato di essere contrario al Tsm - Munalli sceglie di togliersi qualche sassolino dalla scarpa: «Mi spoglio della veste di direttore della scuola sci per rivolgere un’osservazione a chi oggi, ad esclusione del Pd, nella sinistra reatina solleva dubbi sul Tsm, sostenendo che sia un progetto impattante da un punto di vista ambientale. Ma se, secondo loro, lo è oggi, perché votarono invece a favore di quello che è stato poi respinto nel 2015, se quella prima versione del Tsm era più impattante di quella attuale?».