Rogo del campeggio: i due titolari dell’area rinviati a giudizio
Si farà il processo per il rogo al camping Sky Caravan Club, dove il 6 agosto 2017 un incendio divampato all’alba mandò in fumo parte della struttura ricettiva che si trova lungo la Terminillese, a pochi chilometri da Pian dè Valli.

Il giudice dell’udienza preliminare, Riccardo Porro, accogliendo la richiesta della procura, ha rinviato ieri a giudizio due coniugi imputati di una serie di reati colposi, che vanno dall’incendio all’omessa adozione di una serie di misure di sicurezza. Antonio Oliverii, 78 anni, residente a Micigliano, amministratore unico dell’azienda Cime delle Macchie, che gestiva il camping, e sua moglie, Marilena Nicoletti, 54 anni, amministratrice unica della Sky Caravan srl, che aveva affittato l’area al marito, dovranno comparire davanti al giudice monocratico Marinelli il 12 febbraio in un processo dove parte civile, dopo la costituzione ammessa dal gup Porro, sono due campeggiatori (assistiti dagli avvocati Andrea Santarelli e Gioia Sambuco, comparsa in sostituzione di una collega) che si trovavano presenti nel camping nel momento in cui divamparono le fiamme. Subito dopo l’episodio, il sindaco di Rieti emanò un’ordinanza di chiusura della struttura che, però, nonostante il divieto, continua a essere utilizzata e su questo aspetto la magistratura ha avviato accertamenti per i quali sono attese decisioni.
La vicenda
Le immagini drammatiche di quella notte di fuoco restano impresse in chi fu coinvolto anche se fu soprattutto grazie all’immediata reazione degli ospiti che non si registrarono vittime. Il resto lo fecero i vigili del fuoco affluiti da Rieti con diverse squadre, rimaste impegnate per oltre dodici ore nell’opera di spegnimento. Oltre ai gravi danni subiti dall’area camper, andarono distrutte decine di ettari del bosco limitrofo, caratterizzato da una vegetazione composta da larici, pini, faggi, abeti rossi e cerri, un danno ambientale notevole. A decidere il corso dell’inchiesta è stata la perizia disposta nell’ambito di un incidente probatorio, i cui risultati, insieme alle indagini dei carabinieri, hanno messo in luce le tante (troppe) irregolarità dello Sky Caravan camping e a contestare ai coniugi le rispettive responsabilità dalle quali dovranno difendersi al processo. Su tutte, l’inadeguatezza dei sistemi di sicurezza, con impianti elettrici non a norma, e l’impossibilità di usare gli idranti per arginare il fuoco perché mancava l’acqua e l’impianto idrico era scollegato. In aggiunta, le roulotte erano troppo vicine e questo contribuì a facilitare l’effetto a catena delle fiamme, alimentate anche dall’esplosione di diverse bombole del gas. Non è stato invece possibile per il consulente del gip stabilire la causa dell’incendio (si è ipotizzato il difettoso funzionamento di un frigorifero alla base di un corto circuito dovuto alle scintille elettriche) perché le alterazioni dei luoghi nel frattempo intervenute hanno impedito, a distanza di otto mesi dal conferimento dell’incarico, di effettuare prelievi del terreno in quanto l’area non è mai stata sottoposta a sequestro preventivo.