Sci: campanello d'allarme al Terminillo
Le presenze al Terminillo galoppano, cavalcando il paradossale effetto Covid, ma il possibile stop del governo agli impianti da sci per tutto il periodo natalizio fa suonare di nuovo l’allarme in una stagione che si credeva inizialmente perduta del tutto e che invece sta regalando qualche barlume di normalità. Durante la Conferenza delle Regioni è stato approvato il protocollo sanitario per l’utilizzo degli impianti di risalita in sicurezza, ma il braccio di ferro in corso tra regioni e governo - intenzionato a decretare lo stop fino almeno ai primi giorni di gennaio - finisce per coinvolgere inevitabilmente anche il Terminillo, dove in tanti si stanno già leccando le eventuali ferite causate dal blocco della stagione sciistica.

«Il blocco degli impianti può avere un impatto devastante in una stagione che potrebbe invece essere quella del definitivo rilancio della nostra stazione, grazie alle dinamiche di distanziamento Covid, che al Terminillo trovano massima espressione, come già dimostrato quest’estate e durante gli ultimi giorni - commenta il presidente di Federalberghi Rieti, Michele Casadei. - Non permettere ai potenziali turisti di fruire della montagna a 360 gradi ci sembra oltremodo penalizzante nei confronti di un’economia che sta cercando di uscire da vent’anni di buio». Ad esserne pesantemente danneggiati sarebbero inevitabilmente anche i maestri di sci: «Alla nostra scuola contiamo 43 maestri, dei quali 25 svolgono quest’attività come lavoro della vita - racconta Simone Munalli, direttore della “Scuola Sci Terminillo”. - Come maestri di sci comprendiamo il momento che si sta attraversando e, oltre a mettere in atto tutte le precauzioni del caso, il sacrificio che possiamo fare è quello di non formare gruppi di persone oppure di farli molto piccoli e lavorare soprattutto individualmente con gli allievi. Ma dopo che qui al Terminillo già non abbiamo lavorato lo scorso inverno, bloccare la stagione sciistica anche quest’anno fino a inizio gennaio vuol dire causare perdite per il 70-80 per cento del nostro lavoro, senza dimenticare tutte le seconde case che potrebbero essere aperte dai proprietari. Paradossalmente rischiano di esistere assembramenti nei locali, ma gli impianti non possono aprire perché c’è la paura di come potrà evolversi la vita che ruota intorno allo sci. Il governo vuole tenere chiusi gli impianti, ma noi non abbiamo ancora capito quale sia il ristoro che riceveremo. È un accanimento contro una categoria che lavora soltanto in questi mesi». Laconico invece il gestore degli impianti, Flavio Formichetti: «Per me, in qualità di gestore, la chiusura degli impianti è ben più che una mazzata. Ma guardo il numero dei decessi giornalieri e penso che vadano prima salvaguardate le persone e poi gli affari. Sarà necessario seguire l’evoluzione della curva dei contagi per capire meglio cosa avverrà».