Sinistra Ecologia e libertà: «Il Terminillo è un bene comune»
Lo sviluppo della nostra montagna deve essere ecocompatibile
La definitiva bocciatura dello scorso 4 marzo del famigerato Progetto della I.S.I.C., per impianti, piste da sci e costruzioni connesse nella Vallonina, fa tirare un sospiro di sollievo a ch,i come noi, ha a cuore i destini globali della nostra montagna. Ma oltre alla soddisfazione di veder riconosciute le ragioni da sempre sostenute dalle associazioni ambientaliste e dalla Sinistra occorre esprimere il rammarico per il tempo perso (ben 8 anni dal 2002!) dall’Amministrazione Provinciale nel rincorrere soluzioni di mediazione rivelatesi poi inefficaci.

Chi ancora vagheggia improbabili Supersky Terminillo ed improponibili rivalità con le stazioni del nord, deve riflettere sulle mutate dinamiche dei flussi turistici e sul reale target a cui la nostra stazione turistica può puntare.
Preso atto ancora una volta che il Terminillo è una montagna dove lo sci alpino rappresenta una delle forme di fruizione e non l’unica e che ha almeno pari dignità con lo sci nordico, l’alpinismo, l’escursionismo, l’osservazione della natura, occorre trovare una soluzione per il rilancio di ognuna di esse, nel completo rispetto delle peculiarità ambientali prima ancora che delle Leggi vigenti. È forse da qui che bisogna ripartire per costruire una prospettiva a breve termine prima della scomparsa definitiva dello sci alpino al Terminillo.
Primo, rifinanziare le Leggi Regionali specifiche per il Terminillo : L.R. 62/”90 “Interventi per lo sviluppo delle stazioni sciistiche” - L.R. 34 /” 98 - art.10 “Interventi per lo sviluppo socio-economico della Provincia di Rieti – collegamenti a fune…”. Poi, favorire il recupero ed il rinnovamento di quanto esistente nei due versanti e tecnicamente valido per la prospettiva di un bacino unitario Rieti – Cantalice –Leonessa, condizionando i finanziamenti alla sottoscrizione di un patto di gestione unitaria tra i gestori pubblici e privati, anche con eventuali adeguamenti temporanei di impianti strategici per l’unitarietà del bacino(leggi Cardito nord).
E ancora, rifinanziare il c.d. scavalco ( ci chiediamo se i minimi finanziamenti pubblici per la realizzazione sono stati persi) giunto ad un passo dall’autorizzazione finale ed autorizzabile anche in presenza di S.I.C. , per avere in tempi brevissimi i due versanti collegati. Non ultimo, potenziare l’offerta con piste a quota più alta utilizzando i territori del Comune di Cantalice intermedi tra i due bacini (i c.d. Valloni), già utilizzati saltuariamente per lo sci alpino e completamente raggiungibili con la realizzazione di due soli impianti a basso impatto ambientale.
Va da se che anche questa soluzione comporta sacrifici dal punto di vita ambientale, sopportabili solo se si attuano reali azioni di recupero e ripristino dei danni del passato causati da impianti dismessi, inutili tagli di bosco, cave, strade impercorribili oltre che inutili, scavi e sbancamenti mai rinerbiti, scheletri di fabbricati abusivi etc. etc. Per attuare una reale politica di rilancio del Terminillo occorre l’istituzione del Parco, unico organismo in grado di gestire unitariamente il Massiccio e normare, tramite il Piano d’assetto ed anche oltre le schematiche Leggi Regionali, l’utilizzo delle diverse peculiarità ambientali presenti sulla montagna.
Per i Comuni ove non sia opportuno insediare attrezzature per lo sci alpino andranno studiate misure di valorizzazione e potenziamento delle altre forme di fruizione già citate, a cominciare dallo sci nordico ( il fondo) che riscuote crescente successo ed ha un impatto ambientale praticamente nullo.
In questa visione unitaria di utilizzo del territorio secondo le sue reali e diversificate vocazioni non c’è spazio per MegaProgetti come quello nella Vallonina, o per iniziative similari ancora circolanti, poichè esse causerebbero la devastazione di una delle più belle ed integre zone degli Appennini, costituita dalle praterie d’altura (Prà dei sassi), dalla Faggeta della Vallonina e da tutto l’habitat collegato e giustamente tutelato dalle Normative Comunitarie.
Una buona politica dovrebbe essere in grado di promuovere iniziative ecocompatibili e soprattutto realizzabili, intorno alle quali poter pensare il rilancio di una Montagna che è, prima di tutto, un bene comune della Comunità provinciale e che, nonostante tutto, continua ad essere un occasione per il rilancio socio economico del territorio.

 

di Siomne Petrangeli - Sel Rieti