Dopo la bocciatura da parte della Regione Lazio della possibilità di realizzare le piste da sci sul versante leonessano, Sinistra ecologia e libertà rilancia l’ipotesi dello scavalco in seggiovia
Terminillo, torna la terza via
Vallonina off limits a impianti e sciatori, la bocciatura da parte della Regione del progetto Isic per il versante leonessano del Terminillo suscita reazioni contrastanti. Dalla rabbia del sindaco di Leonessa Paolo Trancassini, all’esultanza del presidente del Cai di Rieti Fabio Desideri, al “sospiro di sollievo” di Simone Petrangeli, portavoce provinciale di Sinistra ecologia e libertà, che ne approfitta per prospettare una sorta di terza via, “appesa” tra scavalco via fune e parco regionale naturale. «Chi ancora vagheggia improbabili Supersky Terminillo e improponibili rivalità con le stazioni del nord, deve riflettere sulle mutate dinamiche dei flussi turistici e sul reale target a cui la nostra stazione turistica può puntare - scrive Petrangeli, rammaricandosi anche del tempo perduto fin qui dalla Provincia dietro «soluzioni di mediazione inefficaci» - preso atto che il Terminillo è una montagna dove lo sci alpino è una forma di fruizione, non l’unica, e che ha almeno pari dignità con lo sci nordico, l’alpinismo, l’escursionismo, l’osservazione della natura, occorre trovare una soluzione per il rilancio di ognuna di esse, nel rispetto delle peculiarità ambientali prima ancora che delle leggi vigenti». Petrangeli ripesca allora dal passato remoto della progettazione del Terminillo lo scavalco in seggiovia - correva l’anno 1989, anno in cui la V Comunità montana avviò questa prospettiva progettuale - e della legislazione regionale la legge per Rieti del 1998 firmata dall’allora consigliere regionale Roberto Giocondi, laddove stanziava fondi per la progettazione dello scavalco.
E questo nell’ottica della creazione di un «bacino unitario Rieti-Cantalice-Leonessa», favorendo «il recupero e il rinnovamento di quanto esistente nei due versanti e tecnicamente valido e condizionando i finanziamenti alla sottoscrizione di un patto di gestione unitaria tra i gestori pubblici e privati, anche con eventuali adeguamenti temporanei di impianti strategici per l’unitarietà del bacino (leggi Cardito nord)». A ciò si aggiunga il potenziamento delle piste «a quota più alta utilizzando i cosiddetti valloni tra i due bacini (Comune di Cantalice), utilizzati saltuariamente per lo sci alpino e raggiungibili con la realizzazione di due soli impianti a basso impatto ambientale». Insomma, da Sinistra e libertà non arriva un «no e basta» ma l’indicazione di una sorta di terza via che «comporta sacrifici dal punto di vita ambientale, sopportabili solo se si attuano reali azioni di recupero di impianti dismessi, cave, strade inutili, sbancamenti, scheletri di fabbricati abusivi. Per attuare una reale politica di rilancio del Terminillo occorre l’istituzione del Parco, unico organismo in grado di gestire unitariamente il massiccio e normare, tramite il Piano d’assetto e anche oltre le schematiche leggi regionali, l’utilizzo delle diverse peculiarità ambientali presenti sulla montagna».
di ALESSANDRA LANCIA