Corso di SkiMan

La montagna ingessata PDF Stampa E-mail
Notizie dal WEB
Mercoledì 30 Giugno 2010 18:27

FormatLa montagna ingessata
Quando ambiente fa rima con immobilità
Accade regolarmente ogni estate. Arrivano gli amici, li accompagni a fare un giro nella zona, mostri loro la città, i santuari, i laghi e il Terminillo.
All’altezza di Pian de Roche incalzano “Li avessimo noi questi prati! Ma perché li lasciate così? Come mai nessuno decide di investire? Eppure la gente c’è!” C’è da sempre. Ricordo i reatini salire su queste curve ogni domenica con le prime 500 costrette a fermarsi perché “l’acqua bolliva”. Ricordo le auto e le tende e che ricoprivano ogni parte dei prati… i piatti lavati al fontanaccio e i fuochi che si accendevano la sera per star al caldo, con addosso una coperta, mentre si cantava e si riusciva persino a cenare.

Perché anche questa nostra ricchezza non è riuscita ad avere futuro? Dove sono le strutture per i villeggianti, le piscine a cielo aperto, i chioschetti e tutto ciò che verrebbe offerto altrove?

Lo chiediamo al prof. Mauro Valeri che circa vent’anni si occupa di questa zona
“Il problema del Terminillo è legato alla questione degli Usi Civici. I prati sono di proprietà dei privati ma l’Amministrazione dei Beni Civici di Vazia ha diritto all’uso civico. Quindi fino al 24 giugno i proprietari possono recintarli per la fienagione, dopo quella data deve essere permesso l’accesso agli utenti che, ipoteticamente, dovrebbero essere solo residenti della zona. Alla luce di questo fatto nessuno può disporne liberamente.”
Nessuna possibilità di aggirare l’ostacolo da parte dell’Amministrazione acquistando quei terreni?
“E’ stata fatta una legge nel 1927 (!!!) che è di riferimento per tutte le situazioni analoghe,  parla di liquidazione degli usi Civici. In sostanza consente alle Amministrazioni di liquidare i proprietari ed acquisire i beni, ma l’operazione avrebbe un costo e le diverse sentenze contraddittorie emesse sull’argomento, hanno fatto sì che non fosse applicata. Ad aggravare la situazione la presenza di vincoli assai stringenti che scoraggiano qualsiasi tipo di intervento. Anche fare una semplice recinzione diventa affare di Stato!”
L’Amministrazione dei Beni Civici è completamente autonoma?
“Sì, è eletta ogni cinque anni dai cittadini residenti nella zona. Io ne sono stato Presidente per 8 anni ed ho fatto vari tentativi. Un’aggravante è rappresentata dal fatto che questi terreni negli anni sono stati lasciati in eredità ma risultano ormai indivisi: un piccolo fazzoletto di terra può avere 50 proprietari e metterli d’accordo diventa problematico.”
Possibile non ci sia modo di trovare un accordo anche con gli Enti?
“Per fare un recinto in pali di castagno nella zona ci abbiamo messo due anni e mezzo, la Regione è rimasta completamente insensibile, figuriamoci tentare qualche altra proposta! Avevamo sperato in una semplificazione della normativa ma più tempo passa e più le cose si complicano: mi dispiace ammettere di essere abbastanza sfiduciato.”
E’ dunque questo il rispetto per l’ambiente? Lasciare ogni cosa immutata?
“Io lo trovo veramente assurdo. Il rispetto del territorio si può avere curandolo e facendolo crescere insieme a noi. Nei dintorni di Rieti ci sono un’infinità di baracche di lamiera, sono bruttissime, deturpano e basta. Se ci fosse una normativa che permettesse a tutti quelli che hanno un pezzo di terra di realizzare un piccolo caseggiato in legno dove mettere il trattore e gli attrezzi, avremmo delle costruzioni identiche, come avviene al Nord, con un risultato sicuramente più dignitoso rispetto allo stato attuale. Ed invece non si può fare nulla. Io a casa, per realizzare un muretto di 30 cm, trenta, ho dovuto far fare una perizia geologica, poi magari per un palazzo abusivo non si fa niente. O si procederà ad un cambiamento radicale di indirizzo oppure con le norme attuali non vedo prospettive!”
E’ quanto accaduto con gli impianti scioviari
“Esatto. Prendiamo ad esempio Leonessa, ci sono i soldi, ci sono i progetti, non si può fare per la miriade di vincoli. Bisogna rispettare l’ambiente ma dobbiamo anche fare in modo di non rimanere immobili. Ricordo che l’allargamento di una pista anni fa, tagliando tre piante, fu vissuto come una tragedia, quando avremmo potuto ripiantarne altre 50 altrove: rispettarlo sì ma coniugando le esigenze turistiche ed economiche. Chiunque potrebbe riuscire a capire che un bosco ceduo dopo vent’ anni deve essere tagliato, altrimenti rischia di marcire e diventa pericoloso focolaio di incendi. Ebbene, i vincoli ambientali proibirono di tagliare il bosco che va dal secondo tornante in su, e la Regione diede in cambio un contributo di circa 20 milioni: si spendono i soldi per non toccare aree che andrebbero invece rinvigorite, siamo veramente all’assurdo!”
E la famosa lottizzazione di Monte Calcarone?
“Si parla della strada che dal ristorante di Pian de’ Roche sale su. L’Amministrazione circa quaranta anni fa aveva pensato di sviluppare quel monte con un villaggio turistico, con i soldi dei compromessi degli acquirenti aveva già provveduto all’urbanizzazione con la realizzazione della strada, dell’illuminazione ma per contrasti con il Comune la procedura dal punto di vista urbanistico ed edilizio venne bloccata e tutto rimase in sospeso. Proprietari e Amministrazione ci hanno rimesso i loro soldi, sono rimasti una casetta realizzata dal Ministero della Pubblica Istruzione (venduta all’asta qualche anno fa ed acquistata per poche lire) e decine di lampioni spaccati dai vandali. L’operazione era stata azzardata in un periodo in cui si stava redigendo il Piano Regolatore, sperando potesse essere recepita positivamente dal Comune. Così non fu per motivi politici.”
L’Amministrazione è proprietaria per metà dei terreni, il Comune è titolare dell’ urbanistica, la Regione è competente per i vincoli: l’ingessatura è completa!

di Stefania Santoprete