transumanzaUna tradizione che si rinnova, raccontata già da Terenzio Varrone
I sentieri del Terminillo per l'antica transumanza
Pastori e greggi partono oggi alla ricerca di pascoli migliori Appuntamento per gli appassionati al rifugio Sebastiani I sentieri del Terminillo per l' antica transumanza
L' eterno migrare di greggi e pastori alla ricerca dei pascoli migliori. D' estate, la lenta risalita dalle valli alle alture. D' autunno, la ripida discesa dai picchi per sfuggire ai primi freddi. È la transumanza, il rituale antico e emozionante che si ripete di anno in anno con la stessa suggestione. È proprio questa l' atmosfera che rivivrà oggi al rifugio Sebastiani sul monte Terminillo, in occasione della sesta edizione della «Festa della Transumanza» promossa dalla Coldiretti di Rieti.

Il lungo tragitto delle greggi, che anticamente andava dalla pianura romana - la zona di Castel di Guido - fino al Monte Terminillo rivive, quindi, in una sola giornata. Un' occasione unica per uscire dalla città ed entrare in una dimensione bucolica e poetica al tempo stesso. Protagoniste, le pecore di razza sarda e sopravissana - le più diffuse nella zona - che scaleranno il Terminillo fino ai 1.850 metri dove i prati sono più verdi e «appetitosi» da brucare. La loro scalata sarà accompagnata da musica folcloristika, giochi e piatti locali che potranno essere gustati per tutta la giornata. Il menù è, ovviamemente, a base di pecora: tra i formaggi tipici non può mancare l' antico pecorino romano e le sue moderne varianti, al tartufo e al pepe. La vera specialità, però, è quella degli antichi pastori transumanti: la pecora «a lu cotturu», bollita per più di dodici ore. L' atmosfera della transumanza ha avuto e ha oggi grandi estimatori. Persino il Vate ne era affascinato e un po' invidioso. «Settembre, andiamo: è tempo di migrare». Con queste parole Gabriele D' Annunzio esortava i pastori della sua terra, l' Abruzzo, a lasciare i pascoli d' altura per rifugiarsi a valle. «Ah perché non son io co' miei pastori» era l'ultimo, commosso verso della poesia «I pastori». Le origini della transumanza sono remote, ma precise. Numerosi autori preromani del II e I secolo prima di Cristo, infatti, ne hanno lasciato dettagliate testimonianze: l' usanza era diffusa specialmente fra la Sabina, il Sannio, la Lucania e l' Apulia. Il primo grande esperto di transumanza è Terenzio Varrone. Nel suo trattato «De Rustica» del I secolo prima di Cristo, suggeriva ai pastori del Sannio le tecniche più aggiornate per affrontare le difficoltà del viaggio. Varrone, uomo di lettere ma anche di cifre, non si esime dal dare consigli pratici e contabili: come nelle guide contemporane alla corretta compilazione della dichiarazione dei redditi, l' autore latino spiegava ai poveri pastori quanti tributi pagare per ciascun gregge. La pratica della transumanza sopravvive anche in età imperiale, ma lentamente con il passare degli anni e dei secoli, si avvia al declino. Fu il re Alfonso d' Aragona nel 1447 a dare di nuovo slancio all' antica migrazione delle greggi, emanando la «prammatica della Dogana Menae Pecudum Apuliae» che imponeva precisi periodi per la transumanza del bestiame. Per secoli, la transumanza ha rappresentato per il centro-sud dell' Italia un' importante attività economica. Non solo quello, però. Insieme alle greggi, oggi come ieri, si sposta anche il sapere, la cultura e la poesia, di generazione in generazione.
di Carlotta De Leo