Corso di SkiMan

Montagna, neve e sviluppo sostenibile PDF Stampa E-mail
Il Giornale di Rieti
Lunedì 27 Settembre 2010 13:22

Pietrostefani: l'attualità di idee antiche
Sbaglia chi pensa che la montagna si possa tutelare solo opponendosi ciecamente a qualsiasi impianto o intervento sul territorio
Di ritorno dalle ferie Daniele Boninsegni mi ha coinvolto in una interessantissima iniziativa promossa dalla Commissione centrale Tutela ambiente montano del Cai, il benemerito club nazionale che da oltre un secolo promuove un uso corretto della montagna con una intensa attività culturale e di promozione.

È stata anche l'occasione per il Cai di Leonessa di presentare al pubblico e diffondere il libro dedicato alla memoria del leonessano Stanislao Pietrostefani, un alpinista molto noto in Italia per la sua attività pubblicistica e per la sua competenza, che si è anche occupato dei Monti Reatini e del Terminillo, sul quale esiste traccia del suo nome nella ferrata Chiaretti-Pietrosefani, via alpinistica “diretta” sulla parete nord del Terminillo per cima Sassetelli.
Sono grato a Bononsegni, giovane leonessano che collaborò a suo tempo anche alla stesura del libro in due volumi "Terminillo Anno Zer"o, oggi quasi introvabile, perché ho ascoltato cose interessantissime sul possibile sviluppo della nostra montagna di cui si parla dal 1932 e che a tutt'oggi risulta ampiamente incompiuto.
Il tema del corso, tutto interno al Cai, era “Montagna, neve e sviluppo sostenibile: quali prospettive". Ovviamente si parlava di tutte le montagne italiane, ma quanto è stato detto e dibattuto riguardava per ampia parte anche il massiccio dei Monti Reatini al quale era chiaramente applicabile. Il nocciolo della questione risiede nelle parole sviluppo sostenibile perché questo è in sostanza il pensiero prevalente nella “politica” del Cai, all'interno del quale la gran parte dei soci sostiene che lo sviluppo turistico della montagna non deve essere indirizzato verso lo sfruttamento del territorio a qualsiasi costo, pur di attrarre gente e denaro, ma tenendo conto della caratteristiche del bacino soggetto a sfruttamento e rispettandone l'ambiente e l'utilizzazione economica preesistente.
I vari relatori, per lo più professionisti del settore e professori universitari, hanno portato all'attenzione dei corsisti una serie di dati molto concreti, riferiti a vari paesi europei che dimostrano ampiamente come quelle montagne che per la loro valorizzazione e sviluppo hanno tenuto conto anche della tutela dell'ambiente ne hanno avuto un ritorno economico duraturo migliore di quelle che invece hanno provocato vari guasti per andare dietro a prospettive di sviluppo basate solo sul consumismo sfrenato.
Ma di questo sarà opportuno parlare più diffusamente altra volta. Ora mi preme parlare più sul perché del mancato sviluppo del Terminillo. E l'occasione me la fornisce lo stesso Pietrosefani che il 18 settembre il Cai ha voluto ricordare a Leonessa anche con una mostra di cimeli, foto e documenti che testimoniano la sua lunga attività di alpinista e di esperto di problemi della montagna. Tra questi c'è una relazione scritta dal medesimo del 1932 sulla Valorizzazione sciistica e turistica dell'altipiano di Leonessa- Gruppo del Terminillo (2213)”.
Relazione che gli fu commissionata dal Cai - sottosezione di Leonessa e dal Direttorio provinciale di Rieti della FISI, lo sci club di Leonessa. Pietrosfeani allora aveva 24 anni e viveva ancora a Leonessa e sentite cosa scrisse dello sviluppo possibile del comprensorio dei Monti Reatini. Premessa. Si andava ipotizzando la valorizzazione del versante sud, quello reatino per intenderci, dove era posizionata la capanna Trebbiani, e ciò veniva contestato dai leonessani che invece avrebbero voluto valorizzare il versante nord soprastante all'altopiano di Leonessa.
Scriveva Pietrostefani: “Leonessa non avrà nulla da perdere dall'attuazione del progetto di valorizzazione del versante sud. Infatti, apertasi la strada per Vallonina, con la capanna rifugio alle Fosse (a distanza brevissima da Leonessa), la detta strada avvicinerà Leonessa di molto alla capanna Trebbiani e al Terminillo. e renderà possibile attraverso itinerari sciistici di collegamento, e collaborazione stretta in fatto di gare, manifestazioni ecc.., la valorizzazione totale e unica di tutto il massiccio del Padre dei Monti reatini".
“In questo modo sarà indifferente per gli utenti recarsi a sciare sul Terminillo recandosi a Leonessa (120 km. da Roma) o Pian de Valli (Capanna Trebbiani a 108 Km. da Roma), quando entrambi saranno adeguatamente attrezzati potendo coloro che vanno a Leonessa e coloro che vanno a Terminillo sciare su entrambi i versanti. L'opera di valorizzazione sciistica del Gruppo del Terminillo deve essere condotta con animo di stretta collaborazione tra gli sci club di Leonessa e Rieti. Di fronte a tali prospettive esuleranno grette idee di competizione campanilistica perché un concorso continuo di sciatori si riverserà su entrambe le parti".
A leggere queste cose, scritte nel 1932, si rimane stupefatti in primo luogo per la chiarezza delle idee sullo sviluppo economico del Terminillo da parte di un giovanissimo ed in secondo luogo per la visione dello sviluppo complessivo del padre dei Monti Reatini, come lo chiamava Pietrostefani. Le cose non sono andate come vagheggiava il giovane leonessano. Negli anni Trenta fu realizzato il solo progetto di sviluppo del versante sud quello di Rieti.
Ma nessun progetto fu avviato per il versante nord di Leonessa. Solo negli anni Sessanta vide la luce il collegamento stradale tra Terminillo e la Vallonina con una strada provinciale che d'inverno era inutilizzabile e fu realizzato un primo impianto sciistico a Vallonina con un albergo. Ed alla strada turistica che da Terminillo porta a Vallonina comunque contribuì ancora Pietrostefani interessandosi per la costruzione del rifugio Sebastiani, che ne fu il prodromo, come attesta una corrispondenza del 1947 tra il presidente del CAI di Rieti Rinaldi e il Pietrostefani.
Ma soprattutto niente è stato fatto per collegare i due bacini sciistici sud e nord che oggi avrebbero potuto rendere competitiva e interessante l'attività sciistica sul Terminillo, senza il cui collegamento è destinata solo ad un utilizzo riservato a sciatori inesperti e di seconda fascia, quindi inadatta ai grandi flussi turistici della neve. Allora non è vero che qui da noi mancano le idee. Questa storia lo dimostra ampiamente. Purtroppo quelle che vincono sono sempre le grette idee di campanilismo e di interesse di parte.
In questo caso aggravate, oggi e non ai tempi della relazione Pietriostefani, da una sbagliata visione di tutela dell'ambiente montano che pensa che la montagna si possa tutelare solo opponendosi ciecamente a qualsiasi impianto o intervento sul territorio. Il risultato è sotto gli occhi di tutti e dovrebbe far riflettere ampiamente tutti gli attori interessati che vivono sul territorio. A scrivere queste cose mi assale un forte senso di sfiducia.
Se non sono bastati ottant'anni per far capire ciò che era chiaro e ovvio ad un giovane di casa nostra fin dagli inizi della valorizzazione turistica della nostra montagna, quanti ce ne vorranno ancora per aprire le menti di coloro che hanno la responsabilità della cosa pubblica? Ma voglio ancora essere ottimista.
di Gianfranco Paris