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Il paesaggio vegetale PDF Stampa E-mail
Notizie dal WEB
Sabato 16 Ottobre 2010 10:59
Il paesaggio vegetale
tratto da www.novecentoitaliano.it
Il Monte Terminillo è particolarmente affascinante per il suo paesaggio vegetale, mutevole nelle varie stagioni dell’anno, e per questo è meta di esplorazioni naturalistiche e oggetto di ricerche scientifiche benché non ancora capillari e approfondite.
Sul Terminillo si susseguono diversi piani vegetazionali in ragione delle varie altitudini. Molte sono le specie che meritano di essere menzionate in ogni piano, a iniziare dai boschi di roverelle che si trovano alle quote inferiori, ricorrenti nel paesaggio del reatino. Nei boschi si trova anche uno degli aceri più tipici della flora forestale italiana: l’acero campestre, prima utilizzato per piccoli lavori del povero artigianato locale. Iniziando a salire ci si imbatte in arbusti come il terebinto e in siepi come la sanguinella e il biancospino che, negli ultimi decenni, hanno subito una vera e propria aggressione e una conseguente rarefazione. Oggi però, compresa l’importanza di simili specie per la tutela della biodiversità, vengono maggiormente rispettate.
Verso Pian de’ Valli, Campoformio, fino alla Leonessa il paesaggio vegetativo muta e, a quote più alte, troviamo altri alberi come il maggiociondolo e il faggio, che forma i boschi più importanti del Terminillo. Il suo legno è uno tra i più usati nell’industria del mobile, mentre nel passato i suoi frutti venivano utilizzati dalle popolazioni montane per usi commestibili e l’olio che se ne ricavava serviva per l’illuminazione dei casolari. Vicino ai boschi di faggio si trovano altri esemplari arborei tra cui l’acero montano, il sorbo farinaccio, il sorbo degli uccellatori e l’agrifoglio, quest’ultimo protetto in molte regioni italiane e anche nel Lazio. Nelle radure s’incontra il ginepro comune e il ginepro montano. Ai margini della faggeta, al limite superiore della vegetazione arborea, cresce la betulla.
Alle specie autoctone devono poi aggiungersi quelle introdotte dall’uomo come il pino nero, l’abete bianco, l’abete rosso, il larice e il cedro. Il fascino del Terminillo è dato anche dalle praterie, che tra i 1200 e i 1700 metri interrompono il bosco di faggio, e dalle perenni praterie pseudoalpine. Il piano cacuminale è infine tipico delle rupi e dei pascoli di montagna.
La ricchezza naturale e paesaggistica del Terminillo, insieme a quella dei Monti Lucretili o degli Aurunci, rappresenta un’importante risorsa del territorio laziale, un patrimonio da proteggere e valorizzare con sempre maggiore decisione.