La montagna di Roma
tratto da www.novecentoitaliano.it
A partire dagli anni Venti, con il diffondersi della pratica sciistica e la costruzione della Capanna Trebiani, ha inizio l’età turistica del Terminillo, che negli anni seguenti porterà a una progressiva urbanizzazione del territorio. Lo sviluppo del Terminillo può essere distinto in quattro fasi: la quella pionieristica iniziale (1934-1938), quella della crescita graduale che arriva fino agli anni Sessanta, il periodo del boom economico e quello del blocco totale degli anni Ottanta.
Alle origini dello sviluppo del territorio è la volontà politica di Mussolini di creare alle porte della capitale un polo turistico invernale per i giovani fascisti: il Terminillo viene infatti ribattezzato la “montagna di Roma”. La costruzione del primo impianto funiviario e della strada statale di collegamento ha inizio nel 1934. Con la funivia e la strada sorgono anche i primi insediamenti abitativi, gli alberghi, altre strade, i piazzali, i luoghi di ristoro e di assistenza. Nel 1936 viene aperto l’Albergo Savoia, l’anno successivo, a Pian de’ Valli, iniziano i lavori di costruzione dell’Albergo Roma.  Nello stesso periodo vede la luce l’ostello per la Gioventù italiana del littorio e si comincia a erigere il palazzo del Governatorato. Le ultime infrastrutture turistiche a inserirsi in questo nuovo quadro urbanistico sono l’albergo Il Cavallino Bianco e la sciovia Carbonaie. Questa prima fase di sviluppo edilizio lascia un paesaggio non ancora turbato dal cemento, sia per la dimensione ancora ridotta degli interventi sia per un generale rispetto dei criteri di salvaguardia ambientale osservato nelle costruzioni.
La seconda età turistica del Terminillo ha inizio nel dopoguerra, con la posa della prima pietra del Tempio di S. Francesco nel 1949. Negli anni Cinquanta si consolida una fisionomia turistica fatta di alberghi e ville. Cominciano a fiorire anche gli impianti di risalita: vengono inaugurate le sciovie di Campofiorito (1952), Togo (1953), la prima sciovia del Terminilluccio (1958), la sciovia di Colle Scampetti (1959). Il Terminillo conosce una crescita lenta e graduale, che subisce invece una accelerazione negli anni Sessanta, quando la crescente disponibilità economica, quindi una maggiore domanda turistica, stimola la costruzione di nuovi alberghi e dei primi residence, mentre vengono completati anche gli impianti di risalita con l’inaugurazione della seggiovia che porta al Terminilletto. Per gestire le frenetiche attività edilizie si crea uno strumento di pianificazione: il Piano paesistico del Terminillo (1965) che suscita però molte critiche. Nel decennio seguente, gli effetti negativi del fenomeno turistico si amplificano e consolidano in uno sviluppo incontrollato dell’edilizia montana, con un crescendo di condomini costruiti senza nessuna attenzione all’inserimento nell’ambiente circostante.
Dopo decenni di permissivismo, negli anni Ottanta ogni attività edilizia è stata congelata e si stenta a terminare le costruzioni avviate. La magistratura interviene bloccando cantieri e lottizzazioni. Il blocco si estende anche agli impianti di risalita. Al di là dello sviluppo urbanistico, si cominciano a scoprire luoghi ancora intatti e meritevoli di salvaguardia all’insegna di una nuova coscienza ambientale, che apre inedite prospettive di sviluppo sostenibile per la montagna nel Lazio.