Corso di SkiMan

Per una nuova cultura della Montagna PDF Stampa E-mail

Progetto di territorio (tratto dal sito www.provincia.rieti.it)
TERMINILLO, LEONESSANO E MONTI REATINI “PER UNA NUOVA CULTURA DELLA MONTAGNA”
Linee guida
1. Interpretazioni dei mutamenti territoriali
Il Terminillo è una delle poche aree del reatino che ha assecondato le dinamiche di sviluppo proprie soprattutto degli anni ‘60 e ‘70, che hanno caratterizzato la “Montagna di Roma” come luogo di un turismo di sfruttamento, “mordi e fuggi”, legato a periodi intensi di utilizzazione concentrati nei weekend e nella stagione invernale (e, all’interno di questa, nei periodi di innevamento), con deboli rapporti con la realtà locale e con i caratteri del luogo. Questo modello era legato ad una trasformazione della concezione della montagna, ormai sempre meno riconosciuta come specifico luogo di produzione di beni vitali e di significati sociali, privata dei suoi valori simbolici, ambientali, culturali e produttivi, e caratterizzata piuttosto da uno sfruttamento dell’”oggetto montagna” in funzione di un’esigenza propria della cultura cittadina, sfruttamento che pensa la risorsa come non esauribile.

Questa concezione ha determinato il boom, in quel contesto sociale, culturale e temporale, della stazione sciistica, ma a costo della realizzazione di strutture abbastanza pesanti sul territorio e dell’abbandono di altre attività produttive.
Ma ciò che più conta è che questa concezione è stata superata dall’evoluzione dello stesso modello di sviluppo che l’aveva generata, determinando una situazione di notevole difficoltà: la quota non elevata e l’oscillazione dei periodi di innevamento legata alle variazioni climatiche (tanto più significative negli ultimi anni) determinano una minore competitività del Terminillo rispetto ad altre stazioni sciistiche, che sono venute emergendo negli ultimi anni (soprattutto in Abruzzo: Campo Felice, Campo Imperatore, Roccaraso, ecc.), ed un più ridotto periodo di utilizzabilità degli impianti; la più elevata mobilità sul territorio determina una maggiore facilità a raggiungere tali stazioni emergenti e, per alcuni versi più attrezzate (anche se in contesti ambientali non sempre confrontabili con quello del Terminillo, e realizzate con danni ambientali notevoli), tra cui ad esempio quelle abruzzesi che si giovano dell’infrastruttura autostradale e degli specifici caselli realizzati; i cambiamenti nei comportamenti dei turisti (legati anch’essi, in parte, ad una maggiore mobilità sul territorio, ma anche a fattori culturali) favoriscono una minore stanzialità ed un minor rapporto con il contesto locale ed ambientale (mentre, in passato, esisteva o si costituiva un rapporto significativo con la stazione sciistica che si frequentava,
anche con la gente del posto, con gli altri turisti che si ritrovavano perché tornavano nello stesso albergo o comunque nello stesso luogo di villeggiatura), con conseguente minore utilizzazione degli alberghi e delle altre attrezzature turistiche.

Questa situazione ha ovviamente, in primo luogo, determinato una forte crisi delle attività turistiche (ricettività, commercio, ecc.) connesse al Terminillo e di tutto il contesto sociale e culturale che pure era cresciuto intorno ad esso (la rete degli albergatori, dei ristoratori e dei commercianti che sono legati economicamente ed affettivamente a questa realtà e che l’hanno curata per tanto tempo; la possibilità di mantenere la residenza presso la stazione piuttosto che arrivare ad una pendolarità locale; il costituire un riferimento per numerose attività del tempo libero che gravitano attorno alla stazione, anche in termini di socialità; l’immagine e la nuova identità che si erano formate), ma ha anche innescato processi distorcenti che, nel tentativo di ovviare a tale situazione, l’hanno piuttosto complicata in una prospettiva che può risultare miope se si limita a pensare di ricostituire la stazione del Terminillo così com’era, di fare leva sempre e solamente sugli stessi punti di forza (la stazione sciistica, gli impianti,l’insediamento di Pian dè Valli, ecc.). Tra questi processi ricordiamo la realizzazione di impianti di innevamento artificiale, l’ampliamento delle piste, ecc. Tutto ciò ha fatto scoppiare una serie di conflitti su alcuni problemi specifici (in particolare ma non solo, tra i fautori di uno sviluppo strettamente legato allo sci e chi difende con maggior forza le ragioni dell’ambiente) che non possono trovare soluzione se non in prospettive più ampie ed innovative: la realizzazione dei bacini per l’innevamento artificiale (con i problemi di impatto ambientale e di scarsità d’acqua); la realizzazione di nuovi impianti di sci in contesti ancora integri dal punto di vista ambientale; la proposta di trasformare gli alberghi in residence; l’onere eccessivo di gestione per gli esercizi commerciali ed il loro carattere non continuativo; la realizzazione di nuove strade che dai centri limitrofi salgono verso la montagna (che costituiscono un forte impatto ambientale e rimangono per lo più inutilizzabili a grandi flussi, scarsamente sicure e destinate all’abbandono con elevati costi di manutenzione); l’onere di sostenere eventuali interventi di miglioramento della qualità urbanistica dell’insediamento turistico; i progetti per la realizzazione di pesanti interventi infrastrutturali (seggiovie, ecc.).
A questi vanno aggiunti ulteriori problemi che sono sempre espressione di questa situazione: il prevalente abbandono delle attività produttive legate alla montagna (peraltro sulla gestione forestale pesano fortemente le complicazioni e le difficoltà amministrative, autorizzative e procedurali);
l’abbandono di alcune iniziative mirate alla realizzazione di nuovi insediamenti turistici; il problema dei parcheggi e delle strade di accesso; le croniche mancanze di strumenti urbanistici vigenti; l’esistenza di onerosi vincoli (paesaggistico, idrogeologico, ecc.) che interdicono lo sviluppo della maggior parte delle attività (mentre, per quanto riguarda la caccia, esiste già da tempo una riserva di ampia superficie).
All’interno del Progetto di territorio è compresa anche la piana di Leonessa, caratterizzata (oltre che dal rapporto stretto con il Terminillo, la Vallonina ed il complesso dei Monti Reatini) da un sistema insediativo consolidato, profondamente integrato con il paesaggio rurale circostante e con le attività agricole presenti, fondato su un sistema di borghi e frazioni (Terzone, ecc.), disposti quasi a raggiera lungo i bordi dell’area pianeggiante e in prossimità dei primi rilievi collinari. Tale sistema insediativo ha sostanzialmente “tenuto” ed è soggetto a dinamiche relativamente limitate. Si stanno, però, verificando alcuni fenomeni che, se non adeguatamente governati, possono determinare situazioni di degrado. In particolare, si tratta essenzialmente dello sviluppo di fenomeni insediativi diffusivi, a carattere sia puntuale che lineare (e, in alcuni rari casi, annucleato), generalmente in prossimità dei principali centri abitati esistenti.

All’interno del Progetto di territorio è compresa, infine, l’area montana di Cittareale (Comune che è interessato anche dal Progetto di territorio “Velino”) che condivide col Terminillo e i Monti Reatini molte delle dinamiche illustrate. A Selva Rotonda sono localizzati alcuni impianti sciistici per i quali sono stati proposti progetti di potenziamento.

 

2. Caratterizzazioni ambientali
Il contesto territoriale che fa riferimento al Progetto di Territorio “Terminillo e Monti Reatini” è interessato dal sistema ambientale del Monte Terminillo, caratterizzato da una copertura boschiva a prevalenza di querceti e latifoglie. Il complesso del Monte Terminillo degrada a nord nella vallata di Leonessa. Non esistono condizioni di rischio idrogeologico rilevanti, mentre si segnala la presenza di aree franose attive sulle pendici del Monte Boragine, nel Comune di Leonessa, e sulle pendici dei Monti Reatini nei pressi del Comune di Micigliano.
In accordo con l’articolazione dei Progetti di Territorio in sistemi ed insiemi di beni ambientali e culturali, il territorio del Terminillo ricade in tre sistemi.
Il sistema dei principali rilievi montuosi calcarei appenninici (M) comprende i Monti Reatini che costituiscono un sistema ben individuato ai margini, articolato, ed inciso da numerose valli, a diverso orientamento ed acclività. Oltre al Terminillo, stazione sciistica e di seconda residenza, esistono altri ambiti di notevole interesse anche turistico, ma poco noti. L’intera area costituisce un importante biotopo, soprattutto per la vegetazione. L’ambito montuoso non presenta insediamenti di rilievo se si eccettua il nucleo del Terminillo.
Il sistema delle piane interne (O) comprende la piana di Leonessa. Di origine lacustre, la piana è ramificata in una serie di valli confluenti ed è caratterizzata da un sistema insediativo a più nuclei, anche di recente formazione, anche connessi all’attività turistica del Terminillo.
Il sistema dei rilievi minori interni e di confine (Q) comprende un ambito sostanzialmente montuoso, posto al confine con l’Umbria, ma senza segni morfologici di rilievo in questo senso. Da segnalare la presenza di biotopi e di ambiti di particolare interesse naturalistico, anche se non emergono elementi di forte rilievo.
Vi è praticata la pastorizia; scarsa la presenza antropica, se si eccettua Cittareale.
Per la descrizione dettagliata dei sistemi e subsistemi analizzati si rimanda alla relazione ambientale (sistemi e subsistemi: M1, O2, Q4, Q5).
Tale area è caratterizzata dalla presenza di una vasta Zona di Protezione Speciale denominata “ZPS Monti Reatini” (IT6020005) che abbraccia parte dei Comuni di Cantalice, Castel S.Angelo, Borgo Velino, Micigliano e Leonessa. Tale comprensorio montano ospita complessi di specie animali e vegetali, ben strutturate ed a elevata diversità, tipiche della regione appenninica. Sono inoltre presenti specie di elevato valore faunistico e geografico, numerose specie vegetali endemiche dell’Appennino centrale e habitat prioritari poco frequenti nell’ambito della Regione. La “ZPS Monti Reatini”, che gode di un buono stato di conservazione, rientra parzialmente all’interno dell’ambito interessato dal Documento Unico di Programmazione (Docup) relativamente all’Obiettivo 2 e al Phasing Out. Il sito rientra inoltre nelle Comunità Montane V “Montepiano Reatino” e VI “Velino”. All’interno della ZPS sono presenti alcuni importanti boschi monumentali: “Monti Reatini”, “Le betulle dei Monti Reatini”, “Bosco
Vallonina” e “Vallone di Rio Fuggio”. All’interno della Zona di Protezione Speciale “Monti Reatini” sono presenti alcuni Siti di Importanza
Comunitaria: il “Vallone del Rio Fuggio” (IT6020006), all’interno del Comune di Leonessa, caratterizzato da una faggeta d’alto fusto con comunità ornitiche tipiche del piano montano, da habitat prioritari non frequenti nella Regione e da numerosi endemismi, rientra nella Comunità Montana V
“Montepiano Reatino” e nell’area obiettivo 2; il “Gruppo Monte Terminillo” (IT6020007), rientrante parzialmente nei comuni di Cantalice, Micigliano, Leonessa e Posta, caratterizzato da cenosi tipiche e ben strutturate della regione appenninica con una propria individualità dovuta ad alcune specie
relittuali, da habitat montani prioritari non frequenti nell’Appennino centrale e da numerosi endemismi, rientra nelle Comunità Montane V “Montepiano Reatino” e VI “Velino” e nell’area obiettivo 2; il Bosco Vallonina (IT6020009), all’interno del Comune di Leonessa, caratterizzato da alcuni elementi tipici del popolamento appenninico soprattutto tra l’avifauna e l’entomofauna, da habitat prioritario di faggeta e di specie endemiche dell’Appennino centrale, rientra nella Comunità Montana V “Montepiano Reatino” e nelle aree obiettivo 2; la Valle Avanzana-Fuscello (IT6020004), all’interno del Comune di Leonessa, caratterizzata da una importante copertura forestale in buono stato di conservazione, rientra nella Comunità Montana V “Montepiano Reatino” e parzialmente nelle aree obiettivo 2 e nel Phasing out Docup.
Per quanto riguarda la copertura boschiva, sono presenti all’interno del gruppo Monte Terminillo, in quota, boschi di faggio. A quote più basse sono presenti boschi di Querce Caducifoglie, intervallati a Castagni e Latifoglie Mesofite. Al confine nord del Progetto di Territorio sono presenti boschi misti a prevalenza di Querce Caducifoglie, Boschi di Querce Caducifoglie, piccole aree caratterizzate da Boschi di Pini Montani e Oromediterranei ed ancora Boschi di Faggio. L’area è inoltre caratterizzata, come si è già ricordato, da una serie di Boschi monumentali: il bosco dei “Monti Reatini” e le “Betulle dei Monti Reatini” sul versante meridionale del gruppo del Monte Terminillo, il bosco di “Vallonina” e il “Vallone di Rio Fuggio” lungo la strada statale per Leonessa. Beni puntuali All’interno del Progetto di Territorio in esame si segnala la presenza di una serie significativa di beni puntuali per i quali si rimanda all’”Inventario dei beni puntuali” allegato ai Progetti di territorio.

3. Criticità ambientali ed indicazioni di altri strumenti
L’ambito del Progetto di Territorio “Terminillo e Monti Reatini” ricade nel PTP n. 5 e rientra parzialmente nel Sub-ambito Territoriale Paesistico Sa.T.P 5/7, comprendente il Comprensorio Monte Terminillo. L’area risulta caratterizzata da copertura boschiva e pascoli, vincolata con grado di tutela 1A sulle vette e sui versanti del comprensorio montuoso, e con grado di tutela 2A nelle aree marginali a tali perimetri (per la definizione dei gradi di tutela si rimanda all’art. 26 del PTP). Rientra nel Subambito Territoriale Sa.T.P. 5/1 la zona montuosa in località Selva Rotonda ricadente nei Comuni di Cittareale (parte) e Leonessa (parte). L’area risulta caratterizzata da copertura boschiva, pascoli e uliveti a quote minori (verso il centro abitato di Terzone), vincolata con grado di tutela 1A sulle vette e sui versanti del Monte la Speluca, e con grado di tutela 2A nelle aree marginali ai versanti (per la definizione dei gradi di tutela si rimanda all’art.26 del PTP). Sono presenti percorsi panoramici. Per quanto attiene le criticità ambientali per fenomeni franosi, all’interno del Comune di Leonessa sono presenti in prevalenza zone a rischio R3, in particolare: a sud dell’abitato di Leonessa, sulle pendici della Rocca di Leonessa a ridosso del Fosso Tascino è presente un cono di detrito attivo; a ridosso del centro abitato di Leonessa è presente un orlo di scarpata; vicino al centro abitato di Volciano sono presenti due aree caratterizzate da fenomeni erosivi attivi; vicino al centro abitato di Fornace è presente un’area in erosione attiva e un orlo di scarpata; a ridosso della strada che conduce da Corvatello a S. Paolo è presente un cono di detrito attivo; a monte del centro abitato di Corvatello è presente un cono di detrito quiescente; ad ovest del centro abitato di S. Paolo è presente una frana per scivolamento, attiva; a nord del centro abitato di S. Giovenale è presente un cono di detrito attivo e un’area in erosione; a nord del centro abitato di Terzone è presente un cono di detrito attivo; nella zona di Pianezza e di Riesci sono presenti delle frane non cartografabili.
Nel Comune di Micigliano è possibile rinvenire: nei pressi del centro abitato di Micigliano, un colamento attivo con connessi fenomeni di richiamo verso valle, lenti e continui; nei pressi del centro abitato di Micigliano in località Le Fontanelle una frana complessa attiva, che ha comportato danni da dissesto stradale e che potrà produrre danni simili per tipo ed entità per riprese di attività del fenomeno; nei pressi del centro abitato di Micigliano in località Cimitero, una frana per colamento attiva; a nord del centro abitato di Micigliano, una frattura da trazione attiva e una frana per colamento attiva; lungo la strada che collega Micigliano a Monte Rotondo, un’area attualmente interessata da deformazioni superficiali lente, una colata di detrito attiva e a nord della Località Fonte Rugnola un’altra area interessata da deformazioni superficiali lente; sulle pendici di Monte Rotondo verso Micigliano, un cono di detrito attivo.


4. Obiettivi e criteri progettuali
Il riferimento centrale è una nuova cultura della montagna che non faccia perno più solamente su un turismo “mordi e fuggi”, caratterizzato dall’arrembaggio domenicale e che con il Terminillo non costituisce alcun rapporto. Tale diverso atteggiamento nei confronti della montagna si fonda su una relazione più stretta, culturale, con il contesto ambientale e con il suo significato antropologico, ma anche economico e produttivo.
La strategia su cui si basa l’intero Progetto di territorio vede come elemento centrale l’istituzione del Parco naturale del Terminillo. Un parco non inteso in senso strettamente conservativo, come vincolo che blocca qualsiasi iniziativa e rende più difficili le attività esistenti, anche produttive, già in difficoltà, bensì come un “laboratorio di produzione ambientale” che permetta un’integrazione tra le caratteristiche del contesto ambientale, la vita e l’attività delle popolazioni locali, la fruizione da parte dei non residenti, compresa quella sciistica. Si tratta quindi di un parco che “ragiona” e si “relaziona” con le attività produttive, la presenza e la possibilità di sviluppo degli impianti di sci e delle altre attrezzature turistiche. Si tratta di un’iniziativa che permette di rafforzare l’immagine stessa del Terminillo e di ampliare le opportunità d’interesse per la fruizione turistica.
Non solo, ma dal punto di vista più operativo il parco diventa uno strumento per accedere più facilmente e più direttamente ai fondi regionali, nazionali e comunitari, per costituire un canale preferenziale per attingere alle risorse necessarie per i progetti locali (in questo senso un utile
riferimento è dato da quanto propone il PIT provinciale nel progetto “Distretto turistico del Terminillo”, impostato su finalità e strategie del tutto analoghe a quelle qui poste). Inoltre, la redazione del piano di assetto del parco (che ha anche funzione di piano paesistico ed è sovraordinato agli altri strumenti di pianificazione) permette di affrontare in maniera intelligente il problema della vincolistica ormai estesa sull’intero comprensorio del Terminillo. Il piano di assetto, infatti, non solo permetterà di rivedere i perimetri dei piani paesistici e degli altri vincoli, ma soprattutto (e questo è l’aspetto più importante, dato che risulta sempre assai difficile rivedere tali perimetrazioni) permetterà di definire e chiarire le modalità di gestione e di “trattamento” delle aree sottoposte a vincolo, sbloccando quegli elementi che tendono a frenare le attività e le iniziative progettuali.
L’iniziativa del parco è favorita, per quanto riguarda il rapporto con l’attività di caccia e con le percentuali di aree da riservare a tale attività, dalla ben nota presenza di un’estesa area di riserva di caccia.
Il problema centrale e la questione su cui lavorare è dare contenuti a questo parco, contenuti che poi si rifletteranno nell’eventuale redazione del suo piano di assetto. Sono questi che danno senso all’iniziativa, che sostanziano il “laboratorio di produzione ambientale”, che permettono di aderire
all’iniziativa, di sostenerla, di diventarne soggetti progettuali principali. In questo senso non si deve pensare che la proposta di istituzione sia già definita, così come la perimetrazione, bensì si tratta (e questi si ritengono i passaggi successivi) di continuare ad elaborarne i contenuti coinvolgendo il maggior numero di soggetti interessati, anche attraverso incontri specifici e mirati, gruppi di lavoro, convegni, ecc. Bisogna sottolineare, comunque, che su questa prospettiva si è già riscontrato un ampio interesse da parte sia dei soggetti istituzionali, che degli operatori economici, delle realtà locali, oltre che delle associazioni ambientaliste.
È necessario maturare una nuova cultura della montagna, che le dia un nuovo senso all’interno delle più generali dinamiche dello sviluppo, in grado di sostenere un progetto di sviluppo fondato sulle risorse locali ed, in particolare, su quelle naturali; un progetto di sviluppo locale che sia sostenibile, durevole e sia in grado di proporre e promuovere un’immagine della montagna diversa, più aperta e ricca di significati; un progetto di sviluppo locale fondato sulla produzione di beni ambientali e simbolici, sulla riappropriazione culturale del territorio, sulla costituzione di un rapporto empatico e coinvolgente tra il turista ed il contesto ambientale, su una fruizione che abbia più occasioni, più motivi, più modalità di esprimersi, un arco di tempo più ampio per esplicarsi. Bisogna sviluppare una progettualità che sia in grado di rendere tutto ciò anche un’attività economica capace di produrre reddito. In questa prospettiva l’obiettivo fondamentale è creare una nuova progettualità attorno alla questione del Terminillo che permetta di maturare e rilanciare una nuova cultura della montagna. La questione non è infatti aver predefinito i contenuti dello sviluppo locale di quest’area, ma piuttosto di sollecitare una “mobilitazione” di idee e di capacità imprenditoriali attorno al Terminillo che permetta di andare al di là delle
logiche turistiche di sfruttamento cui si è accennato.
I punti che appaiono irrinunciabili, oltre a quanto già detto, sono:
- il parco è, in primo luogo, un’occasione per sviluppare una progettualità locale, nell’ottica del “laboratorio di produzione ambientale” e, quindi, per coagulare iniziative e capacità creativa ed imprenditoriale;
- l’accesso a fonti di finanziamento europeo o di altro tipo non può che avvenire attraverso l’iniziativa e la capacità progettuale (che la Provincia si impegna a sostenere) e deve essere vista in un’ottica che mette fine alle diverse forme di assistenzialismo pubblico sviluppate sinora;
- il parco non potrà “autosostenersi” in forza della sua sola natura “istituzionale”, bensì vivrà nella misura in cui le diverse realtà locali lo faranno proprio e gli daranno contenuto progettuale;
- il parco vive (e non è soltanto un’altra forma di sfruttamento di risorse a fondo perduto) nella misura in cui è capace di appoggiarsi ad un tessuto produttivo significativo. In questo senso, una delle priorità (anche nell’ambito della costituzione stessa del parco o delle iniziative che lo devono
preparare) è quella di sviluppare iniziative produttive non solo legate al turismo, ma che mirino alla valorizzazione delle risorse locali;
- è necessario sviluppare la questione del Terminillo a partire dalla presa di coscienza che il problema della neve (e della connessa limitatezza della stagione sciistica) non è l’unico e non deve assorbire tutte le attenzioni e le energie. Piuttosto i problemi principali sono legati all’allargamento dei motivi d’interesse verso questa montagna, sia nella stagione invernale che nelle altre, tenendo conto dell’ampio bacino di utenza potenziale (pensiamo ovviamente all’area romana) e dell’aumento progressivo della domanda di ambiente, che caratterizza soprattutto gli abitanti delle città e le giovani generazioni. Questo significa rivolgere particolare attenzione a modalità di fruizione che permettano un allargamento dei soggetti interessati, una risposta a domande turistiche di tipo alternativo ed un rapporto più stretto con il contesto ambientale: turismo naturalistico ed
escursionistico, turismo sociale, turismo scolastico, lo sci di fondo, attività sportive all’aria aperta, ecc.;
- è necessario trattare la questione del Terminillo in un’ottica complessiva, comprensoriale, superando le specificità locali (e pur mantenendo il sostegno alle iniziative che vanno in questa direzione, di tutte le realtà locali). Questo permette di affrontare alcuni problemi altrimenti insolubili (la gestione forestale, l’organizzazione degli impianti, l’organizzazione degli itinerari escursionistici, ecc.);
- non solo, ma è essenziale rapportare il comprensorio del Terminillo agli altri sistemi territoriali, in un’ottica di offerta di fruizione ampia ed articolata. In particolare, tra l’altro, vanno investite in questa prospettiva di sviluppo locale le realtà pedemontane non interessate dall’attività sciistica in
senso stretto. Questo rapporto con le realtà pedemontane ha un senso profondo nel riannodare il rapporto tra la presenza antropica e la montagna, così come produttivamente e culturalmente si è sempre sviluppato, anche nel passato. Ne è un tipico esempio il rapporto tra il contesto culturale e spirituale della Valle Santa con il senso della montagna (il bosco, le rocce, le acque, ecc.). Proprio il rapporto con la Valle Santa risulta quindi assai importante e non certo l’unico;
- vanno sviluppati progetti di riqualificazione ambientale dell’intorno e di riqualificazione urbanistica all’interno degli insediamenti turistici esistenti (Pian dè Valli, ecc.) ed eventualmente di quelli in condizioni di abbandono, curando le sistemazioni, l’immagine del luogo e le attrezzature (infrastrutturali e di servizio, compresi i parcheggi) di supporto, pur nella coscienza che questi insediamenti difficilmente potranno assumere il carattere di veri e propri centri stabili;
- è importante un’operazione di rinnovamento e riqualificazione degli operatori turistici, secondo le nuove esigenze emergenti.
Numerosi sono i problemi comunque da definire e su cui sviluppare verifiche ed approfondimenti, ma che richiedono una sistemazione definitiva e risolutiva nell’ambito del piano del Parco:
- la sistemazione di impianti sciistici esistenti e la realizzazione di nuovi, soprattutto nell’ottica di un collegamento tra il lato reatino e quello leonessano del Terminillo, nonché l’eventuale dismissione di impianti vecchi e di scarso interesse. Criteri di riferimento rimangono: la compatibilità dell’attività sciistica con l’interesse naturalistico dell’area a condizione che si inserisca significativamente (e non lo contraddica) nel complessivo progetto di sviluppo per il Terminillo, l’importanza della continuità ecologica e del valore simbolico e paesaggistico dei luoghi (in particolare in quota). Il progetto di collegamento sciistico tra il versante reatino e quello leonessano e tra quello di Cantalice e quelloleonessano sono in fase avanzata di elaborazione e si avvia verso la fase di attuazione. Bisognerà verificare come ridurre al minimo gli impatti paesaggistici ed ambientali, in particolare per quanto riguarda la realizzazione degli impianti sul crinale e sulle quote più alte (compresa la Vall’Organo), nonché degli eventuali impianti di innevamento artificiale. Su questo influiranno anche le scelte relative al tipo di impianti da realizzare (sciovie piuttosto che seggiovie). Bisognerà infine valutare l’opportunità di realizzare attrezzature utilizzabili non solo d’inverno, ma anche d’estate;
- la sistemazione delle attrezzature abbandonate e in disuso di Pian dè Valli, come ad esempio quelle di proprietà del Comune di Roma;
- la sistemazione degli insediamenti turistici in parte già realizzati, come quelli della zona di Vazia (Miralago, Monte Calcarone, ecc.);
- la definizione di una ipotesi di perimetrazione del comprensorio dei Monti Reatini ai fini della costituzione del parco;
- la sistemazione delle infrastrutture di accesso e di collegamento;
- la scelta di costituire un parco provinciale piuttosto che regionale; all’attualità questa appare la strada più interessante da perseguire: questa opzione, più che ai motivi naturalistici presenti all’interno del Terminillo, appare fortemente legata alle caratteristiche della gestione, che in questo modo avrebbe un rapporto più stretto con le realtà locali. La Provincia assumerebbe, all’interno di questo contesto, un ruolo fondamentale.
L’area montana di Cittareale, pur non essendo interessata direttamente dalla proposta di parco naturale, condivide gli stessi obiettive strategie. Accanto quindi al potenziamento degli impianti sciistici è importante sviluppare tutte quelle attività legate alla fruizione naturalistica della montagna che qui ha peraltro condizioni favorevoli per la presenza di sistemi vallivi e di estesi altipiani (caratterizzati da forte isolamenti e presenze naturalistiche): sci di fondo, escursionismo naturalistico, percorsi a cavallo o in mountain bike.
Per quanto riguarda l’area di Leonessa (pure compresa all’interno dell’ambito progettuale) si svilupperanno due principali strategie:
- riorganizzazione e mantenimento di un’organizzazione insediativa profondamente integrata con gli aspetti ambientali ed anche con quelli agricoli. Ciò comporta, in particolare, anche: la riorganizzazione e la riqualificazione degli insediamenti diffusi e dei nuovi agglomerati urbani (anche come espansioni di abitati esistenti), lo sviluppo della qualità e della capacità di integrazione con l’ambiente degli insediamenti in aree rurali, ecc.;
- sviluppo dei processi produttivi di filiera relativi ai prodotti agroalimentari ed, in particolare, a quelli tipici della cultura locale.


5. Organizzazione del processo progettuale
Lo sviluppo del processo di interazione progettuale prenderà le mosse dalla costituzione di un gruppo di lavoro allargato di cui fanno parte a pieno titolo tutti i soggetti interessati, orientato alla definizione dei criteri e delle modalità di istituzione del parco ed ai suoi contenuti strategici e operativi. La partecipazione è libera ed aperta a successivi inserimenti, pur mantenendo la funzionalità del gruppo e la continuità dell’attività. In particolare, va curata la capacità di coinvolgere, in forme diverse, anche i non residenti ed i pendolari, che pure sono interessati dal progetto.
Si fornisce un’indicazione sintetica di alcuni dei possibili soggetti progettuali, sottolineando che il processo progettuale deve essere aperto al contributo di tutti i soggetti interessati e deve permetterne la costituzione di nuovi:
- Soggetti locali, singoli o associati
- Comuni
- Associazioni ambientaliste
- Associazioni dei cacciatori ed altre associazioni locali
- Amministrazioni separate degli usi civici (Vazia, S. Rufina, ecc.)
- Comunità Montane
- Provincia
- Aziende nel campo agro-silvo-pastorale
- Operatori turistici e commerciali
- Istituzioni di ricerca e culturali
La Provincia si assume l’onere di attivare tale contesto interattivo e di mantenerne la funzionalità, con il concorso degli altri soggetti. Per tale attività è impegnato l’Ufficio di piano.
Il gruppo di lavoro si autoorganizza e definisce le proprie modalità di procedere a seconda delle esigenze che emergono nel corso della propria attività. Può anche costituirsi come specifico soggetto (libera associazione o altro). Il gruppo di lavoro svolge attività di elaborazione progettuale, di promozione e sostegno di azioni ed attività specifiche, di scambio di informazioni, di aggregazione ed interazione tra soggetti, di riflessione critica sui processi in atto, in relazione ai principi generali definiti nelle presenti norme ed ai criteri ed obiettivi del presente progetto di territorio.
Il gruppo di lavoro prenderà le mosse dalla riconsiderazione degli elementi forniti precedentemente nell’ambito delle Interpretazioni dei mutamenti territoriali e, soprattutto, degli Obiettivi e criteri progettuali. Per svolgere la propria attività tale gruppo di lavoro potrà organizzarsi anche in gruppi di lavoro ristretti su specifiche tematiche o azioni o su ambiti definiti, in grado di condurre anche iniziative concrete autonome; sempre mantenendo l’interazione con il gruppo di lavoro più esteso. Verranno organizzate occasioni pubbliche di confronto allargato sui temi del progetto di territorio.
Gli elementi emersi nell’ambito del processo di interazione progettuale costituiscono il progetto di territorio e rappresentano parte sostanziale del processo di pianificazione provinciale. L’Amministrazione Provinciale può comunque agire in autonomia, nell’ambito delle proprie responsabilità e con adeguate motivazioni, rispetto a quanto emerso nell’ambito del progetto di territorio.
La cartografia già elaborata (ed allegata PTPG) e quella che verrà prodotta costituisce base per la discussione e tramite per l’interazione, anche a fini progettuali. In questo senso viene favorita l’elaborazione di cartografia in grado di sollecitare l’attività immaginativa. L’attuale cartografia non
definisce un perimetro dell’istituendo Parco naturale, ma indica soltanto un ambito di riferimento (riconducibile per lo più all’area interessata dal SIC-ZPS, salvo una sua estensione verso sud) all’interno del quale individuare l’area interessata dal parco. Anche la perimetrazione è quindi oggetto del processo progettuale. Tale perimetrazione potrà anche essere più ampia dell’ambito di riferimento indicato in cartografia.
Nell’ambito della propria attività il gruppo di lavoro elabora “mappe del territorio” che abbiano puramente carattere descrittivo, ma illustrino le diverse posizioni, interpretazioni ed iniziative dei diversi soggetti coinvolti, costituendo quindi espressione del processo in atto e delle assunzioni raggiunte, nonché base per lo sviluppo successivo del progetto di parco.
Le diverse determinazioni maturate nell’ambito del progetto possono essere espresse in forma di patti territoriali ed assumere anche il carattere formale di “accordi di programma”. Il processo si dovrà avvalere del contributo di esperti di settore (forestali, naturalisti, promotori turistici, ecc.). Un tramite determinante del progetto è la costituzione di reti collaborative tra soggetti diversi per poter creare un intreccio forte di iniziative integrate, di capacità promozionali, di attività produttive in grado di costituire microfiliere; tali iniziative prese singolarmente non sarebbero in grado di autosostenersi.
Inoltre è fondamentale la collaborazione tra i diversi “versanti” che afferiscono al Terminillo. In vista dell’istituzione del parco di livello provinciale, la Provincia e gli altri soggetti interessati sono invitati a prendere già iniziative che vadano in questo senso, dando quindi priorità agli aspetti di
“contenuto”, ma curando anche quelli istituzionali. Nell’ambito del Progetto di territorio “Terminillo e Monti Reatini” saranno definiti criteri progettuali ed indicatori utili anche per l’interpretazione, la valutazione e l’orientamento delle dinamiche di trasformazione insediativa. Tali criteri ed indicatori, insieme alle altre azioni definite nell’ambito del progetto di territorio, dovranno trovare adeguata traduzione nei diversi strumenti di governo del
territorio, redatti, in corso di redazione o da redigere:
- piani di assestamento forestale e piani di gestione dei beni agro-silvo-pastorali;
- piano di parco e piani di gestione delle riserve e delle aree di interesse naturalistico;
- piano faunistico-venatorio;
- piani regolatori comunali;
- piani delle Comunità Montane.

A tal fine la Provincia promuove e favorisce l’attività progettuale comune su questi temi da parte dei soggetti interessati e la definizione di patti e statuti del territorio condivisi.
Tali patti e statuti devono specificare i criteri progettuali da seguire in relazione a:
- norme “consuetudinarie” d’uso delle risorse naturali, anche a fini produttivi;
- produzione di beni ambientali e progettazione dell’ambiente naturale;
- modalità della fruizione;
- modalità insediative, in particolare a fini turistici;
- accessibilità;
- localizzazione e progettazione degli impianti sciistici e delle piste di sci, secondo le loro diverse tipologie (piste da discesa, piste da fondo, ecc.);
- localizzazione e progettazione delle attrezzature di servizio, in particolare a fini turistici;
- riqualificazione urbanistica ed ambientale degli insediamenti.
Come già precisato all’art. 37, tali criteri e tali indicatori integreranno e preciseranno quelli definiti al punto 8 del presente Progetto di territorio, che costituiscono il riferimento per la valutazione di compatibilità o conformità di competenza della Provincia ai sensi della L.R. 38/99 e successive
modificazioni.
In particolare, verranno specificati i contenuti ed i criteri di elaborazione del piano del parco, nonché le indicazioni sulle modalità di svolgimento delle diverse attività all’interno delle aree vincolate. Si deve ricordare che è attualmente in elaborazione il piano di gestione dell’area SIC-ZPS. Tale fase costituisce di fatto un primo sviluppo (peraltro molto importante) del presente Progetto di territorio. In questo processo, il Progetto di territorio costituisce il quadro di riferimento per l’elaborazione del piano di gestione che, a sua volta, costituisce approfondimento del Progetto di territorio.


6. Linee di azione progettuale
Il primo passo dovrà essere la costituzione del Parco naturale dei Monti Reatini. E quindi bisognerà tendere alla rapida maturazione operativa delle azioni volte all’istituzione del parco. Possono poi fornirsi alcune indicazioni sulle principali “famiglie” di esiti progettuali (posto che lo sviluppo di progettualità diffusa e di capacità imprenditoriali costituisce il contenuto e l’esito principale del progetto), relative al sistema di attività ed iniziative che potranno essere sviluppate in questa prospettiva (anche in anticipo rispetto all’istituzione del parco):
- iniziative per la fruizione della montagna secondo modalità innovative e diversificate (nei modi, nelle occasioni, negli “oggetti” della fruizione). Questo significa, come già si è detto, sviluppare interventi mirati a modalità di fruizione che permettano un allargamento dei soggetti interessati, una risposta a domande turistiche di tipo alternativo ed un rapporto più stretto con il contesto ambientale: turismo naturalistico ed escursionistico (estivo ed invernale), turismo sociale, turismo scolastico, lo sci di fondo, attività sportive all’aria aperta (campo d’altura), ecc;
- progetti per le attrezzature ed i servizi a supporto della fruizione di cui sopra, più orientate in senso naturalistico e di cultura della montagna. Si tratta di modalità di fruizione che non fanno perno solo su una stazione sciistica e sulle relative attrezzature, ma anche su un complesso di altri servizi ed attrezzature che possono fare riferimento ad alcuni centri posti a corona del complesso montuoso (Leonessa, Cantalice, Poggio Bustone, Cittaducale, Paterno, Castel S. Angelo, ecc.) e/o di punti di appoggio a quote diverse (Pian di Rosce, Cinque Confini, ecc.). Tra questi progetti si segnalano, tra gli altri: sentieristica e diversificazione dei percorsi in relazione ai potenziali utenti; inserimento nelle reti di percorsi escursionistici appenninici (G.E.A., Sentiero Italia, ecc.); sentieri tematici (sentieri natura, ecc.); organizzazione di punti di appoggio attorno al massiccio integrati con i centri culturali e religiosi di maggior valore simbolico e di sistemi di percorsi che rapportino il sistema dei luoghi religiosi con quelli naturalistici di elevato valore simbolico; servizi ambientali; punti di appoggio per le attività connesse alla montagna; organizzazione di itinerari a partire dai diversi punti di appoggio (ricordati precedentemente) e percorribili a piedi, a cavallo, in mountain bike (valloni e crinali sul fianco occidentale del complesso montuoso, boschi sul versante meridionale, ecc.);
- organizzazione dell’accessibilità dai centri posti a corona dei Monti Reatini ed, in particolare, di quelli posti a sud del Terminillo;
- valorizzazione dei fontanili, anche come punti attrezzati per la fruizione;
- progetti di strutturazione dell’offerta ricettiva e di quella legata alla ristorazione, che affronti anche la delicata questione degli insediamenti residenziali turistici;
- progetti di produzione ambientale in senso stretto, in grado anche di attivare nuovi soggetti;
- sviluppo di attività economiche produttive ad indirizzo naturalistico che si fondino sulle risorse locali (forestazione – con particolare attenzione alle attività presenti a Borgo Velino – , allevamento, allevamento di animali selvatici, prodotti del sottobosco, marrone antrodocano, tartufo, ecc.) ed
eventualmente siano in grado di attivare nuovi soggetti (v. iniziative sui fondi Leader e della Comunità Montana “Montepiano reatino”);
- redazione del piano di gestione dei beni silvo-pastorali secondo criteri di selvicoltura naturalistica e come occasione di partecipazione alla gestione del patrimonio collettivo (con eventuale elaborazione di norme d’uso, sul tipo di quelle consuetudinarie);
- riqualificazione ambientale ed urbanistica della zona di Pian dè Valli e verifica e riprogettazione delle altre aree di insediamento turistico; sistemazione della viabilità ove necessario, ma finalizzata all’accessibilità locale piuttosto che alle lunghe percorrenze;
- verifica e sistemazione del sistema degli impianti sciistici (sia nella zona del Terminillo che di Selva Rotonda). Minimizzazione degli impatti degli eventuali nuovi impianti sciistici, delle relative piste e degli eventuali impianti di innevamento artificiale;
- costruzione di reti integrate di collaborazione per realizzare sinergie tra le iniziative e microfiliere tra le attività produttive;
- attivazione di iniziative di collegamento tra il Terminillo e le altre aree di interesse naturalistico integrate in progetti di sviluppo locale (Progetto APE - Appennino Parco d’Europa; reti ecologiche; sistema dei corridoi ecologici del Centro Italia);
- attivazione di corsi di formazione professionale (indirizzati soprattutto ai giovani) legati alle diverse attività produttive praticabili in senso innovativo ed in relazione a progetti avviati.
In allegato al presente Progetto di territorio sono riportate alcune schede che sintetizzano le azioni progettuali già avviate secondo le prospettive illustrate e le fonti finanziarie di riferimento.


7. Approfondimenti a sostegno del progetto
L’area è già stata ampiamente e diffusamente studiata (ed è in corso uno specifico lavoro finalizzato alla elaborazione del piano di gestione del SIC-ZPS). Gli eventuali approfondimenti potranno essere suggeriti dagli esiti stessi del processo progettuale.
Appare, invece, utile un sostegno nella sollecitazione e nell’elaborazione progettuale che permetta di maturare percorsi innovativi. In questo senso potrà essere interessante la collaborazione di esperti di settore che si pongono nell’ottica del progetto (esperti di forestazione in aree di interesse naturalistico, consulenti ambientali, promotori turistici, ecc.)


8. Indicazioni e criteri progettuali per la pianificazione locale
Come indicato all’art 37 delle Norme e come precisato al precedente punto 5 del presente Progetto di territorio, le seguenti indicazioni e criteri progettuali, costituiscono riferimento per la valutazione di compatibilità o conformità di competenza della Provincia ai sensi della L.R. 38/99 e successive modificazioni.
Sugli aspetti morfologici dell’organizzazione insediativa:
Per quanto riguarda il complesso del Terminillo e dei Monti Reatini:
- non deve essere consentito lo sviluppo di ulteriori complessi residenziali turistici né la diffusione di insediamenti puntuali (in particolare a scopo turistico), soprattutto se lontano dai centri abitati esistenti;
- nei borghi in fase di abbandono, deve essere favorito il recupero e la riqualificazione anche a scopo turistico;
- nell’ambito della pianificazione di parco e/o della pianificazione locale deve essere elaborato uno specifico piano d’area finalizzato alla definizione: della localizzazione e della tipologia delle attrezzature turistiche o per la fruizione (naturalistica, tempo libero, ecc.), a basso impatto; delle aree destinate ad insediamenti turistici; delle aree ove sviluppare la riqualificazione degli insediamenti esistenti; i centri storici minori in fase di abbandono ove possono essere sviluppati progetti integrati di recupero e riqualificazione anche a scopo turistico.
Per quanto riguarda la piana ed il sistema insediativo di Leonessa:
- in generale, non sono permessi sviluppi insediativi lineari immediatamente prospicienti le infrastrutture stradali statali e provinciali, nonché quelle comunali principali di collegamento tra i centri urbani esistenti;
- deve essere decisamente favorito il mantenimento della struttura insediativa consolidata, organizzata sul sistema delle frazioni storiche interconnesse con il centro di Leonessa; nell’eventualità (estremamente limitata) di nuovi sviluppi insediativi deve essere decisamente favorita la
organizzazione insediativa aggregata ai nuclei abitati esistenti, e comunque con estrema attenzione a preservare le aree di interesse naturalistico e gli ambiti rurali di maggior pregio paesaggistico. A questo scopo devono essere utilizzate metodologie di site planning;
- per quanto riguarda gli insediamenti recenti già realizzati, a carattere diffuso (lineare, puntuale o annucleato), - posti comunque la loro limitazione e controllo - deve essere favorita ed incentivata la loro riqualificazione;
- per quanto riguarda gli insediamenti sviluppatisi o che si possono sviluppare in aree agricole, valgono le indicazioni di carattere generale previste dalla normativa vigente (L.R. 38/99 e successive modificazioni) e richiamate nel presente piano (art. 35).
Sul rapporto insediamento-ambiente:
Per quanto riguarda il complesso del Terminillo e dei Monti Reatini:
- mitigazione degli impatti dei grandi impianti e dei grandi complessi edilizi.
Per quanto riguarda la piana ed il sistema insediativo di Leonessa:
- deve essere favorita l’integrazione tra gli insediamenti diffusi, da una parte, e le attività produttive primarie, le caratteristiche ambientali e paesaggistiche, nonché la funzionalità ecologica, dall’altra, secondo i criteri del site planning (e considerando anche tipologie edilizie, materiali utilizzati, ecc.);
- nelle aree agricole, deve essere favorita la costituzione di corridoi ecologici di livello locale (siepi, filari di alberi, ecc.) e devono essere definiti criteri per favorire la permeabilità ambientale.
Sul sistema insediativo nelle sue componenti produttiva, funzionale e dei servizi:
Per quanto riguarda il complesso del Terminillo e dei Monti Reatini:
- non sono consentite realizzazioni di impianti produttivi industriali né di attrezzature commerciali per la grande distribuzione.
- Per quanto riguarda la piana ed il sistema insediativo di Leonessa:
- Leonessa costituisce centro di riferimento per l’incremento e la qualificazione dei servizi locali rivolti alla popolazione.
Sul tema dell’accessibilità e del rapporto tra insediamento e infrastrutture:

Per quanto riguarda il complesso del Terminillo e dei Monti Reatini:
- deve essere particolarmente curato il rapporto tra infrastrutture e caratteristiche ambientali e paesaggistiche, sia per quanto riguarda le infrastrutture stradali, sia per quanto riguarda le attrezzature turistiche;
- non possono essere asfaltate altre infrastrutture stradali oltre a quelle esistenti, salvo ovviamente quelle di distribuzione interna ai complessi residenziali e ai centri abitati. I parcheggi di servizio devono essere di dimensioni ridotte e realizzati con fondi che permettano la permeabilità e
l’infiltrazione delle acque.