Terminillo, le piste sono abusive
Manca la legge regionale sulla sicurezza e le aree non sono sciabili
Aspettando altra neve, che come sempre tutto copre e sopporta, Francesco Persio mette a nudo le criticità “giuridiche” dell’ex Montagna di Roma. «Senza la legge regionale sulla sicurezza, che aspettiamo dal 2004, non esistono aree sciabili, dunque le piste rimaste sono da considerarsi abusive - scandisce l’avvocato e maestro di sci reatino, esperto giuridico della Regione per lo sci, consulente del Comune di Rieti per il Terminillo - e senza piste classificate come tali diventa impossibile provvedere alla loro sicurezza, sia in termini di segnaletica che di responsabilità del gestore degli impianti, che di sanzioni per gli sciatori che violino le norme di circolazione. A normare tutto questo doveva essere la Regione entro il giugno del 2004, sulla scia della legge nazionale sulla sicurezza, la 363 del 2003. Nel Lazio la legge non c’è e questo significa che le piste da sci sono abusive e che le forze dell’ordine non possono sanzionare gli sciatori che contravvengono alle regole di condotta. In una montagna come il Terminillo vengono rilevati circa 150 incidenti all’anno con danni alla persona, molti dei quali gravissimi».
C’è però la legge nazionale che fa testo: «Per alcuni aspetti sì, come quello delicatissimo del soccorso - dice ancora Persio - e all’articolo 3 si legge che chi ha l’obbligo di assicurare soccorso e trasporto degli infortunati lungo le piste sono i gestori degli impianti. Gli stessi che, annualmente, devono fornire alla Regione l’elenco analitico degli infortuni svolti sulle piste». Un passaggio che suona come una replica ai gestori della Società Funivia, che nei giorni scorsi rigettando le contestazioni mosse loro dal Comune di Rieti nel 2009 con due diffide lamentavano l’insussistenza degli addebiti e l’incongruenza anche giuridica delle contestazioni. «Le irregolarità nella gestione esistono e sono gravi, e oltre a essere oggetto di contestazioni giudiziarie sono anche la causa di un malcontento generale largamente diffuso - risponde Persio - ma bisogna guardare oltre: a fronte di tanti progetti sul piano pratico nulla abbiamo oltre l’ordinanza del sindaco del luglio 2009 sul divieto di accesso degli slittini sui campi da sci e il lodevole impegno della Provincia nel migliorare le piste da fondo. Intanto però il Terminillo sta morendo: le piste abusive, le concessioni sotto osservazione del Tar, impianti di risalita dismessi. Dei 12 impianti inizialmente esistenti ne sono rimasti 3 e l’Abruzzo calamita sulle sue piste anche gli sciatori romani che a Terminillo hanno casa. Bisogna assumersi la responsabilità di decisioni importanti, cominciando con l’unificare le posizioni dei Comuni, premere sulla Regione perché vari la legge sulla sicurezza, rivedere le attuali concessioni e creare le condizioni per favorire l’intervento dei nostri investitori. Sono proposte emendabili per carità, ma nell’opera di ricostruzione del Terminillo ognuno deve assumersi le sue responsabilità. E provare a lavorare insieme».

di ALESSANDRA LANCIA