Arriverebbero in provincia dalla tendopoli di Manduria. La Prefettura allertata da alcuni giorni
I profughi finiscono al Terminillo
Cinquanta tra tunisini e libici nell’ex casa Gil di Campoforogna
Dal caos e dal caldo dell’Africa alla quiete e al freddo dell’Appennino. E’ più di un’ipotesi quella che sta prendendo forma nelle ultime ore e che vede impegnata la prefettura nel censimento di possibili strutture (in particolare al Terminillo) da impiegare per accogliere una cinquantina di profughi libici e tunisini. La notizia circola già da alcuni giorni, cioè da quando la tendopoli allestita a Manduria (Taranto) - dove è già giunta una squadra dei vigili del fuoco di Rieti - ha iniziato ad accogliere la prima ondata di profughi sbarcati a Lampedusa. Per alleggerire il carico sui centri di prima accoglienza, da qui a qualche giorno potrebbero iniziare i trasferimenti in pullman verso ogni regione. E il Viminale ha allertato le prefetture, compresa quella reatina, sensibilizzandole a ricercare strutture idonee a ricevere gli sfollati nordafricani. Secondo quanto ha appreso Il Messaggero, il prefetto Chiara Marolla avrebbe già affrontato la questione la scorsa settimana, e da un primo censimento sarebbe emersa la disponibilità di alcune strutture presenti a Terminillo. Tra queste c’è l’ex casa Gil di Campoforogna, di proprietà della Regione Lazio, costruita negli anni ‘30, impiegata come ospedale dai tedeschi durante la guerra e oggi trasformata nell’Hotel Terminillo.
L’edificio è di proprietà regionale, anche se la giunta Storace nel 2000 lo ha affidato in concessione a una società che lo gestisce tuttora. Meno probabile, ma comunque oggetto di discussione, anche il posto fisso della Forestale, sempre a Campoforogna, attualmente impiegato dal servizio Meteomont e dalla capienza piuttosto ridotta. Un’altra struttura presa in considerazione dalla prefettura per ospitare i profughi potrebbe essere anche la Foresteria del Centro Appenninico “Carlo Jucci”, siamo a Colle Scampetti e sempre nei pressi di Campoforogna, di proprietà dell’Università di Perugia e con una capienza di circa 25 posti letto. Un’ulteriore location, infine, è l’Ostello della Gioventù, all’Anello, oggetto di un progetto di riqualificazione da parte della Regione ma al momento in stato di abbandono e, almeno in tempi rapidi, difficilmente impiegabile come ricovero. Di certo la scelta del Terminillo - se così fosse - richiederebbe uno sforzo maggiore rispetto ad altre strutture presenti sul territorio, come quelle gestite da enti religiosi, per non parlare del fatto che gli esuli nordafricani, abituati a ben altri climi, dovranno essere adeguatamente vestiti per affrontare la montagna.
di FABRIZIO COLARIETI