Il ministero dell’oro
Tra tutti, c’è un ministero che è un vero e proprio tesoro: quello della Difesa. Non bastassero le spese per le tanto vituperate e piuttosto infruttuose “missioni di pace”, il Dicastero guidato da La Russa foraggia i dipendenti con cifre e comfort da capogiro, soprattutto dopo che si è finito di prestare servizio.
La pensione media dei dipendenti pubblici è 20 mila euro annui, per chi ha lavorato nel comparto militare, invece, si sale a 32 mila: il 50% in più. Inoltre, sei eletti (Capo di Stato maggiore della Difesa, i tre Capi di Stato maggiore delle Forze Armante, il comandante generale dell’Arma dei Carabinieri e il Segretario generale della Difesa) possono godere  di una speciale indennità pensionabile che vale 409 mila euro l’anno. Ufficiali e sottoufficiali, poi, rimangono a disposizione del Ministero per cinque anni dopo il pensionamento per partecipare a eventuali commissioni: questo vale loro un’ausiliaria che grava per 326 milioni sul bilancio dello Stato.
Le spese per il personale costituiscono il 65% dei costi del Ministero: oltre 23 miliardi, aggiungendo anche voci non in bilancio come i vitalizi, ben l’1,44% del PIL. Uno sproposito per una nazione che non è in guerra e non deve affrontare pericoli imminenti. Soldi che inoltre dovrebbero essere meglio bilanciati, coinvolgendo anche il Ministero dell’Interno, visto che i carabinieri e i poliziotti che pattugliano le strade sono costretti a pagarsi il pieno della volante e sono sempre più spesso soggetti a tagli.
I militari gestiscono anche tre alberghi con tariffe stracciate per i loro pari: Villa Irma a Dobbiaco, camuffata da centro di addestramento alla sopravvivenza in montagna, dove bastano 30 euro a notte, uno all’isola Palmaria, 22 euro a notte, e uno al Terminillo, a 28.

Ciliegina sulla torta: l’alloggio di servizio e rappresentanza, detto ASIR. È garantito a 44 tra generali e ammiragli delle Forze Armate: sono concessi gratuitamente e lo Stato si occupa anche delle spese di amministrazione. E per queste si intende: spazzatura e lavatura pavimenti, bagni e paresti, spolveratura dei mobili, battitura di cuscini e divani, pulizia tappeti e lampadari, lucidatura dell’argenteria, ceratura dei parquet, lavaggio della posateria. Sostanzialmente, lo Stato fa da donna delle pulizie, per la modica cifra  di 76 mila euro l’anno cadauno.
Toni de Marchi, giornalista che per anni è stato consulente parlamentare in commissione Difesa, tira le somma:
Abbiamo ancora centinaia di carri armati come se dovessimo affrontare i carri sovietici sulla soglia di Gorizia. Ma le scelte di politica militare dell’Italia sono molto spesso dettate dalla naturale tendenza di un corpo burocratico di perpetuare se stesso e i propri privilegi: preparandosi a una guerra che non si farà mai, si difende un potere che non esiste più.
Fonte: Il Fatto Quotidiano
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