'Promuovere' un dinosauro come il Terminillo. Ma cosa?
Per favore non ricorriamo alla solita improvvisazione
La lettura degli articoli di stampa sull'incontro tra gli operatori del Terminillo e l'Amministrazione Comunale, avvenuto questa settimana, mi induce a formulare una mia personale e modesta considerazione. Lo sforzo di promuovere il Terminillo è un'iniziativa lodevole, sia ben chiaro. Era ora che il Comune di Rieti scoprisse che qui su c'è il più grande bacino di lavoro e prosperità della nostra poverissima Provincia. È con una certa emozione che lo affermo, dopo aver visto decenni di disinteresse e peggio ancora nell'ultimo decennio, una corsa affannosa della politica cittadina al saccheggio della propria montagna. Parlo per esempio della conversione di alberghi ed ex-alberghi in residence. Uno scempio.

Ma a parte questo argomento che meriterebbe un'analisi a sé, vorrei spendere due parole sulla 'promozione' della stazione turistica che ci si appresta a fare. I rudimenti della 'comunicazione d'impresa', insegnano che si possa 'promuovere' qualcosa di promuovibile: un marchio, un prodotto. Prima di fare questo si dovrebbe individuare il mercato potenziale (in sostanza i potenziali clienti), analizzare l'offerta dei concorrenti (Abruzzo, Dolomiti... etc) e solo successivamente si elaborerebbe una strategia di comunicazione.
L'ABC del marketing, nulla di trascendentale. Altrimenti si incorre in buchi nell'acqua, se non anche in figuracce perché ci si sta apprestando a pubblicizzare con enfasi lo skipass gratuito, per soli due week end, ai minori di 12 anni quando da anni ad Ovindoli si concede lo skipass gratuito ai minori di 6 anni e si applicano sconti a ragazzi ed anziani. E per tutta la stagione. Ma oltre agli studi di mercato, esiste un altro problema: Terminillo non è un marchio, né un prodotto. È diventato un posto dai bei ricordi sbiaditi: in soldoni, non è promuovibile!
Cosa vogliamo pubblicizzare? I tre (dico 3!) impianti di risalita degni di questo nome sopravvissuti al 'quel che era'? O l'opulenza di una piscina da milioni di euro che sta lì, già da qualche anno, chiusa e a farsi aggredire dalle severe intemperie montane? Vogliamo promuovere il rinnovato cinema che però è chiuso da un decennio? O d'estate le vie del centro abitato in porfido rattoppate con l'asfalto? Siamo sicuri di voler pubblicizzare tutta questa miseria? Sarebbe un clamoroso autogol, oltre che l'ennesimo sperpero di denaro pubblico. La logica e un minimo di buon senso impongono che prima venga costruita la nuova stazione sciistica (sempre che i promessi 20 milioni di euro non siano in realtà un ologramma).
Questo darebbe fiducia ai vecchi operatori (mi impegno a rinnovare la mia attività) e ne attirerebbe sicuramente di nuovi. E poi si cambi mentalità. In questo senso mi rivolgo direttamente a chi gestirà la nuova impiantistica invernale, perché col modus operandi attuale si renderebbe scadente e improduttivo anche un bel giocattolo come il Dolomiti Super Ski. Ddopo di che si promuova il promuovibile.
di Raffaele Bordi