Capanna Trebbiani, «Era prassi far ricostruire edifici preesistenti»
L’architetto Broggi, ex dirigente dell'Urbanistica, ha deposto al processo
RIETI - «C’era un orientamento degli uffici comunali a far ricostruire, in maniera diretta, edifici che potevano dimostrare la loro preesistenza e, alcune volte, sono state rilasciate autorizzazioni quando il piano rispecchiava quanto già era esistito», è quanto l’architetto Claudio Broggi, ex dirigente dell’Urbanistica, ha detto testimoniando al processo per la ricostruzione della capanna Trebbiani, la prima locanda del Terminillo distrutta da un incendio negli anni ’60. Vicenda per la quale l’ex assessore Marzio Leoncini è accusato di abuso d’ufficio con il dirigente che succedette a Broggi, l’architetto Manuela Rinaldi, firmataria del permesso che consentì all’Impretekna dello stesso Leoncini di iniziare la ricostruzione dell’edificio, poi sequestrato per la presunta illegittimità dell’atto che non avrebbe rispettato i vincoli paesaggistici esistenti sull’area. Broggi, per primo, si occupò della pratica edilizia esprimendo un iniziale diniego alla richiesta dell’impresa per carenze documentali. Successivamente, quando la società si adeguò alle prescrizioni richieste, «avrebbe» rilasciato un pre avviso di parere favorevole. Il condizionale è d’obbligo: l’architetto ha infatti detto di non riconoscere, come sua, la firma apposta in calce al secondo documento. Un piccolo giallo, nato su uno dei punti che gli avvocati Riziero Angeletti e Andrea Santarelli considerano decisivi per chiarire la posizione di Leoncini: quando la pratica mosse i primi passi, l’imputato era assessore allo Sport e le elezioni che lo portarono all’Urbanistica non si erano ancora svolte. E l’iter autorizzativo per la capanna Trebbiani rispecchiò i criteri illustrati da Broggi, vale a dire la possibilità di ricostruire un edificio già preesistente. Passaggio importante per stabilire se l’ex assessore fu favorito, tanto che il tribunale presieduto da Tommaso Martucci, ha voluto approfondire, in modo scrupoloso con il giudice a latere Enrica Ciocca, anche le modalità di acquisto (ma prima ancora le pratiche catastali) da parte dell’Impretekna che ottenne il terreno dai Beni Civici di Vazia, citati poi in tribunale dalla Polisportiva Sebastiani che ne rivendicava la proprietà. Causa conclusasi a favore dell’amministrazione per un vizio di forma.